La Santuzza è tornata a casa. La mostra a Palazzo Reale aperta fino al 5 maggio

 

Inaugurata lo scorso 4 settembre e visitabile fino al 5 maggio del prossimo anno, nella sala Duca di Montalto del Palazzo Reale è allestita la mostra “R ROSALIA ERIS IN PESTE PATRONA”, con il chiaro intendimento di valorizzare il culto devozionale a Rosalia Sinibaldi, divenuta Santa e Patrona di Palermo per averla liberata dalla peste.

Il titolo della mostra "eris in peste patrona", “tu sarai la protettrice contro la peste”, lo ritroviamo iscritto su un cartiglio sorretto da un angelo nel dipinto “S. Rosalia nominata patrona contro la peste implora dalla Trinità la protezione su Castiglione delle Stiviere” di Pietro Novelli. Il dipinto è posto nella sezione finale della mostra, quella volta a sottolineare la diffusione del culto con l'esposizione delle pale d'altare commissionate a Pietro Novelli e ad Antoon van Dyck.

Nella ampia e articolata rassegna si possono ammirare da vicino dei capolavori straordinari dell'arte seicentesca a cominciare dal fiammingo Antoon van Dyck, passando per Mattia Preti e arrivando ai nostri pittori siciliani, il monrealese Pietro Novelli e il termitano Vincenzo La Barbera, oltre ad altri pittori fiamminghi.

Dalle opere traspare la forte religiosità dei palermitani che invocano l'aiuto dei santi: le quattro patrone vergini palermitane Cristina, Oliva, Agata e Ninfa, i compatroni santi taumaturghi S. Rocco e S. Bartolomeo, e, Santa Rosalia, ma solo dopo il 1624 quando si arriverà all'acclamazione della sua santità, in seguito al ritrovamento delle sacre spoglie dell'eremita Rosalia sul Monte Pellegrino.

La mostra si apre, infatti, con un Trionfo di Santa Rosalia realizzato su incisione dell'architetto Giacomo Amato, in cui Rosalia è rappresentata in gloria mentre sovrasta la città di Palermo; una città quadrata, cinta da mura quadrate. È ben visibile l’asse viario del Cassaro che viene intersecato dalla Via Maqueda, che pone la città sotto il segno della croce. Una religiosità, dunque, che si esprime anche dalla nuova trasformazione urbanistica della città.

Seguendo l'itinerario è possibile conoscere la diffusione del culto di S. Rosalia, non solo a Palermo, ma in tutta Italia, soprattutto nel Nord, in Lombardia, nelle province di Como, di Lecco e di Mantova, diffusione che conferma i rapporti commerciali e culturali che intercorrevano tra la Sicilia e il Nord, in un processo migratorio, che oggi potremmo definire di controtendenza, da Sud a Nord.

Il merito di questa diffusione va certamente attribuito al lavoro svolto dal pittore fiammingo Antoon van Dyck, il quale, nella primavera del 1624, giunse a Palermo invitato dal viceré Emanuele Filiberto di Savoia che gli aveva commissionato il proprio autoritratto.

Proprio in quel periodo, Palermo veniva colpita dalla seconda grave ondata di pestilenza (la prima epidemia si era verificata nel 1575-76), che sarebbe costata la vita anche allo stesso vicerè. Nel luglio del 1624 venivano poi scoperte le spoglie della giovane Rosalia e dalle settimane successive la peste andava sempre più scemando, gradualmente, fino a cessare del tutto. Van Dyck rimase fortemente colpito dalla città di Palermo e dalle sue vicende, tanto da riproporre più volte il tema di S. Rosalia che intercede per salvare la città dalla peste, a tal punto da diffondere il culto fuori dalla Sicilia.

La Santuzza è tornata a casa ed è passata dall'ingresso principale.

Al visitatore viene concessa un'imperdibile occasione: quella di accedere al Palazzo Reale entrando dal Portone Monumentale Vice Regio seicentesco, per seguire poi, un percorso tutto nuovo che lo conduce direttamente nelle sale dove si riuniva il Parlamento.

In prossimità dell'uscita, quando sembra che ormai l'itinerario artistico volga al termine, si rimane rapiti e colpiti da una successione filmica che, grazie ai testi teatrali di Filippo La Porta, consente di vedere ed ascoltare la pittrice cremonese Sofonisba Anguissola (in giovane età e da anziana) che visse a Palermo e lavorò presso la corte di Emanuele Filiberto di Savoia. Possiamo vedere ed ascoltare lo stesso viceré, nella caratteristica posa in cui si fece ritrarre da Antoon van Dyck; il pittore fiammingo che conobbe Sofonisba e dalla quale fu aiutato a capire e ad amare la città di Palermo che egli stesso ebbe modo di definire "estrema, terribile e bellissima"; ed infine il medico archiatra greco Demetrio Zamboni chiamato appositamente per curare gli appestati, ma accusato egli stesso di essere un untore.

Nell'anno in cui Palermo è stata nominata "Capitale della cultura", la mostra offre la possibilità di esaltare il noto connubio W PALERMO E SANTA ROSALIA.

L’iniziativa è stata realizzata con il finanziamento dell'Assessorato ai Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, della Fondazione Federico II, e grazie anche al concorso dell'Arcidiocesi di Palermo che ha messo a disposizione numerose opere d’arte.

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