L’oro giallo del vulcano. La ginestra dell’Etna

 

L’Etna è il più grande vulcano d’Europa e tra i più attivi del mondo. Fin dalle epoche più remote l’incessante attività vulcanica ha imposto cambiamenti continui al paesaggio. L’edificio vulcanico che raggiunge quota 3300m s.l.m., è caratterizzato dalla sovrapposizione di colate laviche di differente età sulle quali è possibile osservare i vari stati di colonizzazione vegetale.

Le varie specie si sono adattate alle condizioni dell’ambiente etneo nel quale la vita e la morte si alternano in un altalena continua. Lo sviluppo delle piante è strettamente legato non solo agli aspetti del mondo vulcanico ma anche alle variazioni del clima con l’altitudine. Quelle che più di altre si sono adattate a queste condizioni difficili, a volte estreme, sono le piante endemiche, riscontrabili sia tra le erbacee e arbustive che tra quelle arboree.

Di quest’ultime vanno menzionati: il Bagolaro dell’Etna (Celtis aetnensis) e la Betulla dell’Etna (Betula aetnensis) dalla caratteristica corteccia chiara e dal portamento cespitoso, capace di spingersi fino a quote elevate. Tra quelle arbustive caratteristica è la Ginestra dell’Etna (Genista aetnensis), una specie pioniera nel contesto vulcanico, in quanto insieme ad altre ha il duro compito di preparare il terreno per piante più esigenti: roverelle, faggi, betulle etc… Si tratta di una leguminosa, appartenente alla famiglia delle Fabaceae, riconoscibile dalla Ginestra comune (Spartium junceum), con la quale spesso condivide l’habitat, per il portamento arboreo e per la corteccia color bruno rossastro.

La Ginestra dell’Etna può considerarsi un albero vero e proprio capace diraggiungere l’altezza di 8-10 m; i rami sono flessibili e pubescenti, mentre le foglie, esili, cadono in tarda primavera, prima della fioritura, per poi ricomparire nei primi mesi autunnali. Nonostante la caduta delle foglie la pianta continua la funzione clorofilliana grazie ai rami verdi fotosintetici, una strategia questa che gli consente di conservare l’acqua nei periodi secchi. I fiori ermafroditi sono di color giallo, abbondanti e profumatissimi.

La fioritura si concentra tra la fine di giugno e inizi di luglio. In quei giorni molti versanti del vulcano si tingono di giallo e l’aria si impregna di un profumo intenso e inebriante. Inerpicandosi sulla montagna attraverso sentieri e stradine, la prima sensazione che si avverte è di stupore di fronte ad un paesaggio con un contrasto cromatico eccezionale: il nero della lava, il giallo delle ginestre. Passeggiare in questo mare di fioriture è uno spettacolo davvero unico sia per gli occhi sia per l’olfatto. Salendo poisulla sommità di qualche cratere spento,la visione è a 360°. La Ginestra dell’Etna, come leguminosa, produce un baccello ricurvo color bruno leggermente peloso contenente 2-4 semi di forma lenticolare. Cadendo al suolo, i semi, germogliando, danno origine a nuove vigorose piantine capaci di impadronirsi di altro suolo vulcanico.

Come diffusione, la Ginestra dell’Etna è possibile incontrarla sia a quote basse (oltre 700-800 m) in associazione spesso con Roverella e Pino laricio, sia a quote più elevate (oltre 900-1000 m) dove forma densi popolamenti quasi puri. Predilige l’esposizione in pieno sole ed è molto resistente alla siccità.

Un tempo il suo legno veniva utilizzato per produrre carbone, oggi con l’istituzione del Parco dell’Etna rientra nella tutela insieme alle altre specie che costituiscono il patrimonio naturalistico del vulcano. La Ginestra dell’Etna, come endemismo, ha un areale molto ristretto (Sicilia, Sardegna e Corsica), tuttavia è possibile ritrovarla in altre regioni dove, sfruttando la sua dote di pianta rustica, è stata impiegatain opere di rimboschimento. Le ginestre, assieme alle altre essenze botaniche, rendono suggestivo il paesaggio etneo in cui anche l’uomo, da secoli, ha interpretato il suo ruolo, operando in stretta armonia con la natura.Spetta proprio all’uomo continuare a custodire e preservare questo patrimonio naturalistico, unico al mondo. 

 


 

 

Reportage - L'oro giallo del vulcano. La ginestra dell'Etna

Foto di Basilio Artino Martinello


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