La Sicilia e l’Europa delle origini


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mb(9 maggio 2014) – Oggi è la festa dell’Europa. Il 9 maggio del 1950 resta nella storia del processo di integrazione e unificazione europea come una data decisiva e ad alto valore simbolico. Quel giorno Robert Schuman pronuncia infatti a Parigi, illustrandolo alla stampa nel salone dell’orologio del Quai d’Orsay, un discorso centrato sull’opportunità di mettere sotto una comune autorità la produzione franco-tedesca del carbone e dell’acciaio, attribuendo poteri organizzativi e decisionali a una struttura verso cui convergessero le altre nazioni europee. La dichiarazione del ministro degli esteri francese riprende il lavoro portato avanti da un altro padre fondatore dell’Europa, Jean Monnet, e ne fa la piattaforma politica che costituisce la premessa per la costituzione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), la prima vera e propria istituzione europea che nasce nel 1951 per unire proprio intorno a quanto prima era stato motivo secolare di divisione e guerre. Si forma così quella che è definita con l’espressione “Piccola Europa”, cioè un’istituzione che resta negli annali come il nucleo originario di un percorso passato dai difficili decenni del Novecento e giunto fino ai nostri giorni. Insieme a Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi l’Italia è parte di questo cammino fin dai suoi primi momenti che si compiono, non è vano ricordarlo, sotto un’unica bandiera ideale di liberta e di pace.

Tutti i decenni successivi saranno un crescendo continuo di passaggi che legheranno economia e politica fino alla creazione di un’unione monetaria, i cui esiti per 18 dei 28 attuali Stati membri dell’Unione Europea sono stati l’adozione di una moneta unica e la formazione della c.d. “zona euro”. Altri anni vincoleranno per sempre la memoria storica a questo disegno di unificazione: 1957 (Trattati di Roma istitutivi di CEE ed Euratom), 1986 (Atto Unico Europeo), 1992 (Trattato di Maastricht), 1997 (Trattato di Amsterdam), 2007 (Trattato di Lisbona). Si tratta di un percorso proseguito non senza difficoltà attraverso momenti critici; in questo senso il Trattato di Lisbona è finalizzato a trovare le giuste vie d’uscita alla grave crisi determinata dopo la mancata ratifica da parte di Francia e Olanda di quella che doveva essere la Costituzione Europea firmata a Roma il 29 ottobre 2004 nella sala degli Orazi e Curiazi.

Domenica 25 maggio si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo: gli italiani eleggeranno 73 persone chiamate a rappresentare il Belpaese, di cui 8 proverranno dalla ripartizione “Italia Insulare” che comprende Sicilia e Sardegna. Questa è l’ottava volta che i cittadini europei designano con voto popolare i loro rappresentanti, in quanto prima del giugno 1979 erano i governi nazionali degli Stati membri a nominarli. E appare a tutti evidente che queste elezioni giungono in momento storico caratterizzato da non pochi problemi economici e finanziari.

Esiste uno scetticismo di fondo sulla contemporanea versione istituzionale e monetaria europea che sarebbe sbagliato nascondere o negare. Ci si interroga su consistenza, forma e funzionamento reale della sovranità decisionale esercitata ai diversi livelli europei e, questione altrettanto delicata, sui vincoli che ne discendono verso i Paesi membri soprattutto in termini di bilanci e spese legate da un pareggio tra i conti sempre più arduo da raggiungere. Ecco perché va posto in risalto il senso preciso per il quale l’Europa come costruzione politica non merita d’essere dispersa tra gli errori del tempo, ma è un fatto positivo che occorre ampiamente migliorare per dare a popoli e istituzioni una completa e coerente legittimità democratica. Alle origini dell’Europa ci sono battaglie per la libertà della persona come valore infinito e la continua ripresa della pace tra Stati che nel corso di secoli ne hanno fatto il luogo geografico di conflitti e diatribe. Questo è il giudizio che tra gli studiosi resta come punto fermo per indagare l’insieme complesso delle ragioni storiche e culturali dell’Europa. Alle sue origini si deve guardare spingendo lo sguardo alle pòlis greche e ricavarne motivi di giudizio dalla loro lotta contro l’Impero Persiano.

E la Sicilia? Mette conto ricordare, intanto, che l’Italia vanta una grande tradizione europeista e che il sacerdote siciliano Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, ne fa a pieno titolo parte con altre figure di rilevo tra le quali spiccano Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi. Ideali e teorie che hanno dato linfa al processo di unificazione europea nel corso del Novecento hanno ricavato dalla realtà della vita fonte e confronto. Così deve essere anche oggi.

Le urgenze siciliane sono per molti versi simili a quelle avvertite in altre regioni e nazioni d’Europa, di cui quest’isola al centro del Mediterraneo è la porta d’ingresso a sud. Non mancano, come è peraltro noto, specifiche criticità e questioni da argomentare e approfondire. Il dramma che coinvolge i migranti in cerca di futuro è tra queste. Ed è utile, allora, che la soluzione di temi e problemi stia nello spazio della prospettiva storica, cioè in quella dimensione culturale ed etica in cui il presente riceve spunti di conoscenza ed esperienza dagli insegnamenti del passato. L’Europa si forma come luogo dove persone e popoli scoprono di volta in volta nuove occasioni per costruire la pace e riprendere il cammino sulla scena della storia. Questa, non altre, è la missione che si trova all’origine del continente europeo.

 

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