Le domande radicali tra modernità e letteratura «meridiana»


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Massimo Naro, Sorprendersi dell’uomo. Domande radicali ed ermeneutica cristiana della letteratura, Presentazione di Giulio Ferroni, Cittadella Editrice, Assisi 2012, pp. 392


 

 

(19 novembre 2012) – Aprire un libro somiglia ad andare all’aeroporto per prendere un volo. Prendere un volo in compagnia dell’autore, che magari ti aspetta al bar per un caffè prima del check-in.

Il biglietto del nostro viaggio, la copertina del libro, contiene i dati del volo. Vi si trova rappresentato il “Kanon des menschlichen Kopfes” (Canone del Capo umano, o del Volto umano) ad opera di Desiderius Lenz. Da dove è tratto? Quale la compagnia aerea del volo? Il disegno è tratto dalla rivista “Die Schildgenossen”, organo di stampa del movimento Quickborn, a cui il teologo Romano Guardini partecipò in prima linea nel secondo e terzo decennio del XX secolo in Germania. Tempi duri in cui il movimento giovanile cattolico si proponeva di riaffermare una Weltanschauung cristiana. Romano Guardini è il grande modello di teologo-saggista che si è occupato di letteratura, che ha un po’ tracciato le rotte per questo tipo di viaggi e non a caso viene citato sin dalle prime pagine da Massimo Naro.

Il disegno della copertina raffigura la metà del volto di un uomo, percorso dalle direttrici geometriche. Al centro del disegno-biglietto, l’occhio. È ritratto uno sguardo che fissa davanti a sé: è lo sguardo di Massimo Naro puntato sugli autori che studia, puntato sul cuore degli uomini che hanno lasciato quelle tracce di sangue e stelle chiamate letteratura. Il teologo Naro in virtù della sua introduzione, in cui sostiene la relazione “polare” di letteratura e teologia, per la quale le due discipline “si esigono potendo essere ciò che davvero sono e devono essere solo coimplicandosi vicendevolmente benché inevidentemente”, si mette al fianco di alcuni autori in maggioranza meridionali o meglio dal “pensiero meridiano” (per come lo intende Franco Cassano) dell’Otto-Novecento per fare un po’ di strada insieme e reperire notizie sulla condizione esistenziale dell’uomo moderno. Ma l’occhio del biglietto-copertina rimanda anche a quello degli autori incontrati, e lo sguardo fisso è anche quello delle “domande radicali” intercettate tra le righe delle opere.

Sono già saltati fuori due concetti che agiscono da motore e da metodo del volume, e non a caso uno dei due lo ritroviamo già nel biglietto-copertina. Le “domande radicali” che compaiono nel sottotitolo sono forse la cosa più preziosa che si trova all’interno di ciascun saggio. Ciascun autore non viene trattato se non conserva, nasconde o culmina in questioni radicali. “La radicalità di queste domande è data proprio dal loro essere semplici, dal loro chiamare in causa l’esperienza di tutti quelli che vivono” scrive nella presentazione Giulio Ferroni. E non importa che si parta dai più disparati punti di vista. I punti di partenza degli undici autori studiati sono infatti molto diversi tra loro: dal terreno rarefatto della poesia mistica di Angelina Lanza Damiani all’umanesimo di Carlo Levi, dal “sentire polare” di Luigi Pirandello alla vicenda spirituale di Newman, per passare dal giornalismo letterario o letteratura giornalistica di Pippo Fava. E che dire del fatto che il titolo è tratto da una riga di un autore, come Sebastiano Addamo, che apparentemente non ha nulla a che spartire con un teologo?

L’altro termine chiave che ha già trovato spazio in questa pagina sotto forma di avverbio è la parola “inevidente”. In qualche modo essa chiama in causa il lavoro che intende fare il teologo nelle vesti del saggista: andare a scavare sotto la forma letteraria l’esistenza dello scrittore, andare a scavare dentro l’esistenza dello scrittore le radici e le condizioni da cui è nata quel “di più” che chiamiamo letteratura, andare a trovare la scaturigine del pensiero. “Inevidente” è la consistenza del rapporto tra la vita dell’uomo e il suo creare, come inevidente è molto di ciò che dimentichiamo delle nostre giornate e potrebbe invece cambiarcele.

Tornando all’immagine della copertina mi sembra interessante soffermarmi su altri due elementi: le direttrici geometriche e il centro della fronte. Il gran numero di rette minute che si intersecano a formare i lineamenti del volto umano non sono altro, all’interno del nostro libro-viaggio, che i rimandi puntuali e numerosi su cui i saggi si sorreggono. Naro per poter rintracciare il fondo delle questioni non si accontenta di compulsare un gran numero di opere di ciascun autore, ma si lancia nelle sterminate bibliografie di repertori epistolari e letteratura critica. È da questa nutrita schiera di riferimenti accumulati che nasce la capacità di farti riaprire libri come “Novelle per un anno” che pensavi di conoscere abbondantemente, magari per andare a rileggere Il vecchio Dio o Canta l’epistola. Ed è dall’instancabile reperimento di fonti originali che può nascere la possibilità di offrire al lettore una pagina-resoconto di Romano Guardini, spettatore partecipante stupefatto ad una messa di Pasqua al Duomo di Monreale. Ed è soltanto dagli studi teologici condotti sin qui dall’autore, che possono derivare affondi interessanti come quelli sul “guardare” e sull’ “essere visti”, che proprio dalle novelle di Pirandello e dalla pagina di Guardini che ho appena citato traggono spunto nelle pagine di questo volume. Quando succede poi di trovare una nota (sorta inizialmente per circostanziare un passo) in cui non si rinuncia a dare un giudizio su una certa traduzione dal tedesco troppo letterale, si comprende la quantità e la qualità del lavoro che sta dietro a questo libro.

Ci sono due altre notazioni da lettore che vanno poi a richiamare il centro della fronte stampata in copertina: quel cerchio che allude alla chiarezza, alla limpidità del ragionare. Possono accadere infatti a chi legge questo libro due strane cose. Ci sono citazioni in cui si riesce a perdere le virgolette: delle pagine (a me è capitato in particolare con il saggio su Samonà) in cui Naro è talmente compenetrato immedesimato nei panni dell’autore di cui scrive, che si intrecciano fino quasi a non distinguersi le parole dello studioso e quelle dell’autore studiato. D’altro canto, quasi rovescio della medaglia, succede di portarsi le intuizioni, le scoperte, i richiami del saggista-teologo in giro con sé. Si tratta di parole che entrano nella mente e continuano a percorrerla oltre il tempo della lettura.

Che libro è? Che viaggio si propone? A primo acchito sembrerebbe quasi un canone letterario meridionale alternativo (visto che si dà spazio anche ad autori che non hanno avuto fortuna critica), ma in realtà di canone all’interno del volume si parla solo in riferimento della Bibbia, e per di più proponendola come canone culturale, non appena letterario. Forse il vero cuore del libro risiede nella volontà di rischiare un metodo interpretativo, “ermeneutica cristiana della letteratura” recita il sottotitolo, scegliendo autori non scontati del secolo passato. Mettendo alla prova questa ermeneutica su autori maggiori per proporne un’interpretazione insolita, e su autori minori per comprovarne la validità. Non tutti i saggi sono della stessa lunghezza, non tutti i saggi della stessa forza. Ma è un viaggio che offre un panorama davvero interessante.


 

 

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