Il coro Euphoné al «Salotto Musicale»


coro euphone


Venerdì 2 novembre 2012, presso la Chiesa di San Mamiliano di Palermo, si è aperto il «Salotto Musicale», una rassegna di eventi musicali diretta dal maestro Stefano Mazzoleni e voluta dall’Associazione Agimus per aiutare il dialogo tra musica e pubblico. L’esordio è stato affidato alla corale Euphoné diretta dal maestro Vincenzo Marino. In repertorio gregoriano e polifonico rinascimentale e barocco. (Foto di Luisa Badalamenti)


 

 

(4 novembre 2012) – Per ridestare il cuore: il coro Euphoné al «Salotto Musicale». «Lo strumento per ridestare il cuore, lo strumento principale, è il canto. […] Ma da cosa sorgono i canti? Dal bisogno umano: bisogno d’amore, bisogno di giustizia, bisogno di salute, bisogno di bellezza, bisogno di primavera. Riesumarli o inventarli, prima riesumarli che inventarli: se i canti si riesumano si ha tutto il sapore dell’antico, del tradizionale, che, per sua natura, essendo più sperimentato, è più profondo di ciò che è inventato ora».

Parole chiare per descrivere e giudicare il piccolo grande evento che il coro Euphoné ha messo in vita venerdì 2 novembre presso la Chiesa di San Mamiliano. Si tratta della prima di una serie di “occasioni musicali” pensate e volute dal Maestro Mazzoleni e dall’Associazione Agimus per aiutare il dialogo tra musica e grande pubblico.

La scelta dell’esordio non poteva essere più adeguata. Il coro Euphoné non è un coro come tutti gli altri (se mai è possibile nella musica – ma forse in generale nelle attività umane – fare generalizzazioni). Nasce infatti alcuni anni fa dalla lunga esperienza musicale ed educativa del “grande coro” Regina Pacis di Altavilla Milicia. I componenti, tutti giovanissimi, sono uomini e donne che la musica l’hanno incontrata e imparata ad amare al punto da offrire ieri sera un repertorio di grande imponenza e bellezza. Una prima parte dedicata al canto gregoriano, una seconda al polifonico di età rinascimentale e barocca (De Victoria, Palestrina, Purcell), per concludere con O Jesu dolce, musicato da Bruno Bettinelli. Un concerto che ha ripercorso momenti importanti della tradizione vocale sacra europea con la chiara consapevolezza di guardare e far guardare un’esperienza che nasce dalla vita e vuole esprimere e sostenere la vita. Una consapevolezza non del tutto comune nel mondo dell’esecuzione musicale, che ha prodotto uno scarto immediatamente percepibile e percepito.

Cosa consente a tredici giovani, quasi tutti non professionisti, di raggiungere in pochi anni questa maturità musicale? Sicuramente un grande desiderio. Ma altrettanto certamente la compagnia seria e consapevole di un maestro, Vincenzo Marino, che questi ragazzi ha condotto con mano dolce e ferma lungo sentieri belli e faticosi, senza lesinare lavoro ma indicando nel lavoro il significato.

Una cosa così il pubblico la riconosce. Prova ne è la risposta che ha fornito (e ci rammarichiamo del fatto che fossimo pochi ad ascoltare): non semplice piacere estetico ma immedesimazione e gratitudine. Sull’onda di questa gratitudine ci viene allora da dire (e per questo scriviamo): esistono oggi uomini che amano e custodiscono la bellezza e il mistero. Di fronte a loro il lamento si rivela inadeguato: subentra la gioia. Il compito diventa allora sostenere la bellezza che c’è e andarla a cercare ovunque essa si mostri.



 

 

 

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