Francesca Cusumano: “Accura unni metti i peri…” è un avvenimento

 

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(18 maggio 2015) – Sono trascorsi alcuni giorni dalla passeggiata “Accura unni metti i peri…”, l’iniziativa che fa parte degli eventi previsti per la Borsa di Studio “dott. Giuseppe Montalbano” giunta alla VII Edizione, di cui abbiamo dato notizia nei giorni scorsi. Siamo tornati nell’Istituto Comprensivo “Leonardo Sciascia” di Camporeale per rivolgere alcune domande alla Preside della scuola, Francesca Cusumano. Ci accoglie in presidenza e chiede ai collaboratori di non essere disturbata. Ma accade solo per poco. Siamo in pieno orario scolastico e i docenti chiedono tante cose: non autorizzazioni o permessi, ma consigli e indicazioni su quanto accade. Capiremo poi nel coso dell’intervista perché la prof. Cusumano chiama tutto ciò famiglia.

E allora, contenta? È andato tutto secondo previsione?

Più che contenta, soddisfatta, perché è andato tutto oltre le previsioni.

Dunque, qualcosa non ha funzionato?

No, assolutamente! Sono soddisfatta perché anche quest’anno non abbiamo fatto una manifestazione, ma abbiamo vissuto un avvenimento.

Che vuol dire?

Facciamo un passo indietro. Io non sono di Camporeale, abito in provincia di Agrigento. Sono in questa scuola da due anni. L’anno scorso per me era la prima “passeggiata”. Rimasi colpita proprio perché non si trattò di una semplice e ben riuscita manifestazione. Pensai fosse merito degli organizzatori o di circostanze fortuite o occasionali. Quest’anno si è ripetuto l’evento, quindi mi sono detta: siamo di fronte a qualcosa di diverso dal solito!

E che cosa è questo diverso?

È qualcosa che vado scoprendo man mano che svolgo il mio compito di direttrice e responsabile della scuola, e di cui comincio a intuire la portata.

Ci spieghi meglio.

Partiamo da questa passeggiata. Per comprenderne il senso bisogna inquadrarla nel contesto più ampio della Borsa di Studio “dott. Giuseppe Montalbano” giunta alla VII Edizione e voluta dai familiari per ricordare la figura e l’opera del medico ucciso dalla mafia nel 1988. La passeggiata fa parte di questo percorso più ampio che nel corso dell’anno si svolge attraverso varie tappe. Quindi, è un appuntamento atteso, non perché è un giorno in meno di scuola, ma perché è una circostanza in più per capire il compito della scuola. Insomma, perché vale la pena studiare.

Ma non ha ancora detto perché è un avvenimento.

Ogni anno, durante la preparazione o lo svolgimento accadono circostanze che segnano la vita di tutti noi, studenti e insegnanti. E queste circostanze ci aiutano ad affrontare meglio le fatiche della vita, compreso l’impegno per combattere la mafia.

E come fate a verificare questo cambiamento?

Non abbiamo la pretesa di forgiare i futuri campioni dell’antimafia militante, ma di far comprendere ai nostri studenti che antimafia è l’impegno quotidiano per esempio a venire puntuali a scuola, per convinzione e non per costrizione; per esempio ad avere riguardo delle strutture e degli arredi scolastici, non per paura delle sanzioni, ma per amore di chi li usa ogni giorno; per esempio a studiare col gusto dell’apprendimento e non per il ricatto del voto o della promozione. La figura del dottore Montalbano ci aiuta perché era un uomo del dovere quotidiano, non delle scelte eccezionali. E questo lo rende familiare a tutti.

Ma non ci ha ancora detto perché tutte queste attività sono diverse da tante altre che si fanno in altre scuole o in altri ambiti.

Non intendo fare paragoni con niente e con nessuno. Meglio una iniziativa contro la mafia non perfettamente riuscita piuttosto che il nulla. Però nel nostro caso c’è un valore aggiunto che non ho visto finora in similari attività.

E qual è?

Quello dato dalla famiglia, in primis dai figli Luigi e Valerio.

E perché?

Perché in questa vicenda si sono giocati con tutta la loro persona, ci hanno messo la faccia (oltre che i soldi e il tempo), sono scesi in campo insieme ai loro figli. Insomma sono una testimonianza vivente delle cose che affermano. E questo non accade abitualmente.

Perché?

Perché in genere i parenti delle vittime della mafia fanno splendide e talvolta dolorose testimonianze, ma poi non li incontri tutti i giorni. In altri casi si pretende dalle istituzioni un compito di iniziativa che non può essere loro. Nel nostro caso la famiglia Montalbano è il soggetto proponente, il motore dell’azione, fa parte ormai integrante della nostra famiglia scolastica, e questo fa la differenza.

Perché parla di famiglia scolastica?

Perché famiglia e scuola sono le due facce della stessa avventura educativa. Noi cerchiamo in tutti i modi, e spesso con lusinghieri risultati, non appena a chiedere aiuto o a coinvolgere le famiglie, ma a renderle protagoniste della nostra stessa responsabilità educativa. Le attività legate alla borsa di studio Montalbano ci aiutano molto in tal senso.

Perché?

Perché ad esempio gli elaborati che devono produrre a fine anno e che vengono poi premiati spesse volte sono frutto di un lavoro fatto anche in stretta collaborazione con le famiglie; perché le iniziative estive, cioè a scuola chiusa, vedono le famiglie attive in prima persona nella promozione delle varie attività; perché il rapporto tra insegnanti e famiglie non è mai burocratico o istituzionale. Non dimentichiamo che Camporeale è un piccolo paese; ci conosciamo tutti, la fiducia e il credito scambievole sono fondamentali per la crescita di tutta la comunità civile. Se non teniamo in conto e non sviluppiamo tutto, ciò anche le iniziative di contrasto alla mafia risultano inefficaci.

E i docenti come rispondono?

Se non ci fosse un gruppo di docenti appassionati, prima che alla scuola alla vita di questi ragazzi, non si sarebbe sviluppato nulla. Basta evidenziare che in questa scuola c’è una bassa mobilità dei docenti.

Cioè?

Cioè molti pur non essendo di Camporeale e potendo chiedere trasferimento per avvicinarsi alla famiglia non lo fanno. Evidentemente amano questi ragazzi più che la comodità di insegnare vicino casa.

Il vocio nei corridoi aumenta: stanno per concludersi le lezioni La professoressa Cusumano è risucchiata dalle incombenze di tutti i giorni; c’è spazio per l’ultima domanda: Qual è il suo sogno nel cassetto? Ci indica le inferriate posta a difesa delle finestre e dice: «Queste inferriate mi colpirono il primo giorno che giunsi qui più di qualunque altra cosa. Da quel giorno sogno il momento in cui se ne potrà fare a meno. Sarebbe la più bella lotta per l’affermazione della legalità». Nello stringerle la mano e le chiediamo: Che cosa sarebbe disposta a dare o a fare perché questo sogno si realizzi? Senza esitazione risponde: «Rimanere in questa scuola tutto il tempo necessario perché il sogno diventi realtà».

Ci dà appuntamento per il prossimo 6 giugno, giorno previsto per la premiazione della Borsa di Studio per quest’anno. Suona la campanella. Escono gli studenti. Non c’è tempo per chiedere altro. Ma sappiamo che possiamo tornare quando vogliamo per chiedere a che punto è la realizzazione del suo sogno.

 

 

Nella foto: Valerio, figlio del dottore Giuseppe Montalbano, e Francesca Cusumano, preside dell'Istituto Comprensivo “Leonardo Sciascia” di Camporeale, in un momento della manifestazione "Accura unni metti i peri..." di sabato 9 maggio 2015.

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