Il recupero della costa meridionale di Palermo: in un convegno l’arch. Salvatore Saladino presenta l’ipotesi progettuale

Il recupero ed il rilancio dell’intera fascia costiera meridionale della città di Palermo è stato l’oggetto del convegno organizzato dal Centro Studi Ernesto Basile, tenutosi venerdì 16 dicembre presso la sala conferenze del San Paolo Palace.

“Costa sud - Turismo ecosostenibile” è il titolo del dibattito e tema di discussione della mattinata che, dato il rilievo dell’argomento, ha visto il coinvolgimento di rinomati professionisti del settore, docenti, rappresentanti delle istituzioni e dell’amministrazione comunale nonché l’insostituibile massiccia partecipazione di studenti di diversi istituti scolastici del territorio.

Ad introdurre e moderare la conferenza è stato il dott. Pasquale Terrani: “La gente vuole partecipare, vuole vedere l’impegno e vuole risposte concrete; dobbiamo pensare al di là di quello che si può fare: bisogna essere operativi”.

Nella sua anticipazione Terrani, personalità da sempre impegnata nella politica del territorio, spiega come la costa sud, opportunamente valorizzata, possa dare tanto alla città in termini economici, produttivi, turistici e commerciali, fornendo pregevoli spazi per stabilimenti balneari e strutture ricettive e turistiche, in grado di generare tantissime possibilità occupazionali per tutte le attività da inserire lungo i quattro chilometri di costa.

“Sono convinto che con coraggio, determinazione e sapienza possiamo raggiungere l’obiettivo, cioè quello di ridare il mare ai residenti ed a tutti i cittadini di Palermo”, conclude Pasquale Terrani.

Terminata l’introduzione l’architetto Salvatore Saladino enuclea la tematica dell’incontro; con dovizia di particolari e sapiente professionalità vengono spiegati i contenuti e i singoli dettagli del grande progetto presentato al pubblico ed alle istituzioni, la cui rappresentazione cartacea, composta da una tavola di cinque metri lineari, è stata esposta ed ammirata in tutta la sua estensione nella sala adiacente.

Citando opportunamente Fedor Dostoevskij , l’arch. Saladino ha ricordato come la bellezza salverà il mondo, ed è stata proprio la bellezza la protagonista dell’approfondita esposizione, tanto nelle immagini quanto nei propositi.

Le slide presentate sono state organizzate seguendo una sorta di viaggio nel tempo, una specie di bagaglio che ha consentito al pubblico di viaggiare nel passato, di guardare il presente e immaginare il futuro.

Questo arduo percorso è stato attraversato guardando con nostalgia delle vecchie foto che ritraevano la nostra costa nel periodo di massimo splendore, affiancate ad immagini attuali di degrado e abbandono.

Ma siccome “a guardare cose brutte si diventa brutti” per predisporre la nostra mente al futuro è necessario pensare e guardare il bello.

Ed ecco la proiezione delle sezioni delle tavole che, senza alcuna trasfigurazione del paesaggio o rocamboleschi quanto irrealizzabili progetti faraonici, ridona a tutta la fascia costiera meridionale la sua gloriosa storia e la sua violata dignità.

“Più che un progetto è un insieme di idee; le idee non devono essere calate dall’alto ma devono partire dal basso”: è questo lo spirito che ha animato la conversazione di Saladino spiegando come in questa ipotesi di progetto non sia stato fatto altro che studiare la conformazione territoriale esistente e valorizzarla con un modello progettuale che sia ripetibile ed esportabile in macro scala da una porzione di costa ad una porzione adiacente, fino a investire l’intero litorale.

Nella tavola sono evidenziate le vie di comunicazione per il raggiungimento della costa, le preesistenze edilizie e le attività produttive, le strutture sportive, sia funzionanti che dismesse, i villini liberty, lo Stand Florio o Tavernetta del tiro, l’ex deposito ferroviario o KalsArt e la colonnella di Romagnolo e le strutture ricettive esistenti che trarrebbero tanto interesse dal funzionamento della costa.

Fra le ipotesi presentate, ed inserite già nel progetto, si rispolvera una precedente idea relativa alla costruzione di un acquario, che diventerebbe un polo attrattivo unico in Sicilia.

La viabilità avrebbe il suo nodo in un hub di comunicazione presso il grande parcheggio limitrofo del Terminal Roccella, punto di partenza per una mobilità dolce che vedrebbe il car sharing e il bike sharing tra gli strumenti prevalenti.

Chi userebbe la bici potrebbe percorrere per intero la spiaggia, entrando dentro e raggiungendo il mare, cosa che oggi non è possibile, dimenticando quasi che oltre via Messina Marine ci sia proprio il mare.

L’autostrada del mare è un’altra proposta spiegata e contestualizzata dall’architetto: le imbarcazioni diverrebbero mezzi di trasporto che permetterebbero di collegare Cefalù con Isola delle Femmine, recuperando angoli, ad esempio il porticciolo della Bandita, e creando nuovi moli che servirebbero alla cosiddetta Metromare, decongestionando il traffico veicolare urbano, riducendo il tasso d’inquinamento e riscoprendo proprio il nostro mare.

Nella conversazione sono tante le idee quali quella di proporre una zona franca urbana per chi ha deciso di intraprendere un’attività in questa zona; istituire un mercato del pesce, magari nell’ex saponificio a ridosso di un molo; ristrutturare o realizzare strutture sportive da dare in gestione a chi ama il territorio.

E poi ancora un piccolo cantiere navale artigianale, palestre all’aperto, attrazioni per gli anziani, bambini e ragazzi; campi di bocce e campi polivalenti, piste ciclabili, tensostrutture e un campo per mountain bike o bmx presso una collinetta già esistente.

“Non dobbiamo inventarci nulla, dobbiamo soltanto usare e valorizzare quello che già c’è”: quello a cui si mira è una piena “riqualifica” laddove questo termine si identifichi con una terna di concetti tanto semplici quanto complessi, ossia “uso”, “pulizia” e “fornitura di attrezzature”.

L’obiettivo ultimo è quello quindi di restituire alla città un’ampia zona marina che non si limiti soltanto alla balneazione estiva bensì che si trasformi in un immenso parco urbano organizzato, vivo ed attivo tutto l’anno.

La presentazione del prezioso studio dell’architetto Saladino si conclude con tre fondamentali concetti: responsabilità, bellezza e progetto che di fatto si traducono in dovere di intervenire e di pretendere, propensione al bello e voglia esclusiva di bellezza e, infine, decisione attiva su cosa fare e come procedere; tutto questo percorso intellettuale deve essere nutrito da una forza della nostra anima che si traduce in coraggio, ed è questa la parola conclusiva delle immagini proiettate.

A seguire è salito sul palco il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando il quale, dopo aver letto una commovente e gratificante lettera appena ricevuta da Papa Francesco, ha ricordato come una delle missioni di questa amministrazione sia stata proprio quella di riunire “l’oltre Oreto” e “l’oltre circonvallazione” con la città, spiegando come questo progetto sposi in pieno tale missione.

“La bellezza di cui parla Saladino deve essere collegata alla visione e la visione è il rispetto della personalità umana e del territorio dove viviamo”, auspicando provocatoriamente di andare a mare “anche d’estate”, rimarcando come, in virtù del nostro clima clemente e del nostro litorale, possiamo e dobbiamo vivere il mare e la costa per tutti i dodici mesi dell’anno.

Tanti sono stati i quesiti posti dai ragazzi, molte le idee e le proposte, e tutto ciò dimostra come il coinvolgimento e “l’idea progettuale” più che il progetto, sia indispensabile per creare il bello che possa essere propedeutico per il raggiungimento del bene della vita, in quanto vivere in un posto bello e confortevole sicuramente ci aiuta ad essere uomini migliori.

Prima di concludere, altri interventi autorevoli sono stati fatti, tra gli altri, dagli assessori Sergio Marino e Giuseppe Gini, dal presidente dell’AMAP arch. Maria Concetta Prestigiacomo, dal dott. Salvatore Lo Giudice, dall’on. Teresa Piccione, dai prof. Vincenzo Arizza e Silvano Riggio, dall’arch. Daniela Lima, dal presidente della seconda circoscrizione Antonio Tomaselli e da Guido Terrani, figlio di Pasquale Terrani, che dà una giovane voce alla speranza per un futuro migliore costruito con impegno e proattività.

In tutti gli interventi sono state approfondite le motivazioni di tale progetto e i benefici che se ne trarrebbero su tutti i campi, parlando di economia, di storia, di ecologia e di politica.

Termina così questo preannunciato viaggio nel tempo attraverso le pieghe della storia della nostra città con una riflessione ed una esortazione dell’architetto Saladino: “bisogna recuperare il mare e soprattutto la poesia del mare” in quanto “meritiamo di vivere in un posto più bello”.


 

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(ph. Carlo Guidotti)


 

 

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