Dieci anni a servizio dei disabili. Conversazione con Ugo La Mantia, presidente del Centro Polivalente “Madre del Divino Amore” di Palermo

Ricorre il 10° anniversario dalla inaugurazione del Centro Polivalente per persone disabili e anziani inabili “Madre del Divino Amore” sito a Palermo in Via Luigi Castiglia 5 e gestito dalla Fondazione per le Opere di Carità “Rosalia Gentile”.

Tale Fondazione è stata costituita nel 1996 da alcuni laici di ispirazione Vincenziana e successivamente è stata eretta in Ente morale. Dopo aver realizzato quattro Centri Sociali, un Centro diurno per persone disabili, due Centri medici, un Consultorio familiare, la Fondazione ha iniziato la costruzione del Centro Polivalente “Madre del Divino Amore”, attraverso diverse iniziative per la raccolta di fondi. Nel 2004 sono stati finanziati dalla Regione Siciliana i necessari contributi per il suo completamento. Il Centro può ospitare fino a 42 disabili e anziani inabili per un inserimento permanente o anche per un soggiorno temporaneo.

Il fondatore e l’anima di questa opera sociale è Ugo La Mantia un bancario pensionato da parecchi anni che vi dedica da tempo risorse ed energie. A lui chiediamo:

Come è nata questa iniziativa?

Negli anni in cui per diversi incarichi mi sono trovato a collaborare con il Cardinale Salvatore Pappalardo, intorno al 1994-95, mi capitò di raccontargli che nel corso della mia attività di servizio nell’Associazione San Vincenzo de' Paoli andavo a visitare sempre un ragazzo disabile. Aveva come sostegno solo la madre che si poneva sempre una domanda: cosa sarà di questo figlio dopo la mia morte? Ed infatti, quando lei morì, cercammo di farcene carico noi della San Vincenzo, soprattutto attraverso la raccolta di somme di danaro necessarie per pagare i costi della sua permanenza in qualche casa di riposo. Era evidente però che questi ambienti non erano per lui idonei ed infatti morì poco dopo, proprio per l’impossibilità a vivere la sua disabilità in un contesto adatto.

E Pappalardo che c’entra?

Proprio parlandone con lui emerse la necessità di dare vita ad una iniziativa idonea alla cura e all’assistenza di questi casi umani che, nella nostra attività con l’Associazione San Vincenzo, incontravamo spesso e a cui non riuscivamo a dare una risposta adeguata. Nel frattempo io andai in pensione e lui, finito il suo servizio pastorale in Diocesi, si ritirò a vivere alla casa diocesana di Baida.

E da dove iniziaste?

Dalla ricerca di contributi e finanziamenti. Ricordo che cominciammo a vendere a Piazza Politeama e in altri siti della città piantine o oggetti di un qualche valore reperiti tra volontari, amici e conoscenti. Ma era poca cosa. Il salto fu fatto grazie alla somma lasciata in eredità da una Vincenziana, Rosalia Gentile, con la quale potemmo acquistare dall’Istituto autonomo delle case Popolari, il terreno ove si trova oggi il Centro.

Quindi si trattò di una operazione di convenienza?

Veramente gli ostacoli non mancarono. C’era infatti una scuola elementare che andava abbattuta ed anche le pratiche per l’acquisto furono parecchio laboriose. Ma ormai è acqua passata.

E come andarono in seguito le cose?

Superata la fase della demolizione iniziò quella della progettazione, perché desideravamo che sorgesse un luogo di vera accoglienza, con spazi e servizi idonei alla vita di queste persone particolarmente bisognose di assistenza specifica e finalizzata alla loro cura. Devo ricordare che si trattava della prima costruzione di un centro con queste finalità, ed anche per questo gli ostacoli burocratici furono numerosi.

E poi?

La costruzione riservò altrettanti ostacoli, soprattutto perché non abbiamo goduto di finanziamenti pubblici, se non in minima parte; quindi, il reperimento delle somme di danaro per l’avanzamento dei lavori ci impegnava quotidianamente. Un notevole sostegno abbiamo avuto dal Cardinale Pappalardo che in vario modo ci ha sempre aiutato e incoraggiato ad andare avanti.

E così siete giunti all’inaugurazione. Ma i problemi non sono finiti, vero?

No di certo, perché quelli della gestione sono certo i più gravosi. Cito qualche dato numerico per far comprendere la dimensione dell’opera. Al Centro sono presenti due attività. La Casa di riposo per persone disabili e anziani inabili, che in questo momento accoglie 28 persone, per accudire le quali sono necessarie 15 figure professionali e il Centro di Riabilitazione, che opera in convenzione con l’ASP di Palermo e che fornisce giornalmente 38 prestazioni di fisioterapia e logopedia a persone in possesso della certificazione ai sensi della L. 104/92. Il totale di tutto il personale dipendente del Centro è di 31 unità.

Quindi la vostra attività è prevalentemente privata?

Sì, perché tranne le attività relative alla convenzione con l’ASP di cui ho detto, tutte le altre sono private. Più precisamente gli anziani della Casa di Riposo pagano una retta e noi ne assistiamo anche un certo numero, purtroppo basso, gratuitamente. Ecco perché molte attività sono a carico di volontari, perché la nostra opera è nata e rimane nello spirito dell’Associazione San Vincenzo.

E quali sono le attività dei volontari?

Abbiamo un laboratorio artistico che si esplica in attività grafico-pittoriche, un laboratorio musicale e teatrale, in cui i nostri ospiti vengono stimolati ad affrontare lo studio della musica attraverso l’ascolto, la comprensione e la realizzazione vocale di semplici brani, sotto la supervisione di una laureata in Musicologia. Facciamo poi svolgere balli di gruppo, attività sportive al chiuso e all’aperto, passeggiate, così da permettere ai soggetti di scaricare la loro energia attraverso il fisico, armonizzando la relazione mente-corpo. E per ultimo in una sala è posizionato un telaio meccanico per un lavoro preciso e costante mirato alla realizzazione di vari prodotti finiti, per educare il singolo a contribuire alla realizzazione del prodotto finale.

E quale rapporto ha il Centro con il territorio?

Il Centro è stato pensato non soltanto come luogo che dà ospitalità a persone in gravi difficoltà, ma come opportunità per convogliare attorno a sé persone, gruppi, forze sociali spinte dal desiderio di partecipare attivamente ad una esperienza di integrazione della diversità. In tal senso va inteso il servizio che rendiamo nella Cappella ove la domenica è celebrata la S. Messa e in periodi particolari altri momenti liturgici, cui partecipano, oltre agli ospiti e ai volontari, molti dei residenti del quartiere. Infine, durante l’anno, presso l’Auditorium, si svolgono le attività ricreative promosse sia dal Centro che da altre organizzazioni esterne.

Come valuta questi dieci anni di attività?

Belli e positivi, non solo per quello che abbiamo dato, ma anche e soprattutto per quello che abbiamo ricevuto dai nostri ospiti e dalle loro famiglie. Una amicizia e una stima che spesso va oltre la loro permanenza al Centro.

Chi si sente di ringraziare in questo momento?

Innanzitutto la Provvidenza perché ci ha dato tanto, soprattutto quando pensavamo di non farcela più. Poi il Cardinale Pappalardo che ci ha sostenuto, soprattutto nella fase iniziale, quando non avevamo ancora chiaro dove andare. Poi i tanti volontari che in vario modo ci hanno aiutato i quali anche adesso, attraverso lo spirito Vincenziano cui è ispirata l’opera, continuano a fare una esperienza positiva di carità e amicizia cristiana.

Qualche rimpianto?

Nessuno in particolare. Forse se avessimo avuto più sostegno dai tanti che sono venuti e hanno espresso un giudizio positivo sull’opera e sulla struttura avremmo potuto fare di più.

Per esempio?

Per esempio se avessimo un pulmino per il traporto dei disabili potremmo rendere un servizio migliore, anche ad un numero maggiore di persone. Comunque, andiamo avanti lo stesso.

 

In alto: foto del Centro Polivalente per disabili “Madre del Divino Amore” (Fondazione per le Opere di Carità “Rosalia Gentile”)

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