«Il sogno di Ruggiero»: Daniela Mendola e Sergio Marino raccontano la cattedrale di Cefalù


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Daniela Mendola, Il sogno di Ruggiero: la cattedrale di Cefalù raccontata ai più piccoli, illustrato da Sergio Marino, Marsala Edizioni, Cefalù 2013


  

 

«Siamo tutti esuli dal nostro passato»: questa frase di Fëdor Dostoevskij accoglie i lettori del volume firmato da Daniela Mendola e Sergio Marino e lo presenta nella sintesi di un giudizio preciso. Sì, perché le sue pagine sono parte di un racconto che ripone nell’oggi del tempo significati e fatti della straordinaria avventura artistica e costruttiva riguardante la storia della cattedrale di Cefalù. Il sogno di Ruggiero appare come un mosaico composto da tessere che nell’insieme lo rendono familiare a tutti, avvicinando la percezione del valore incommensurabile di quest’opera soprattutto «ai più piccoli», come è detto a chiare note nel titolo per descriverne la finalità narrativa ed editoriale.

Mendola e Marino sono riusciti nel fine che si erano proposti e che hanno dichiarato senza frapporre espressioni superflue. Ed eccone le ragioni. Il libro documenta quanto attiene alla cattedrale voluta e fatta edificare da Ruggero II d’Altavilla nel XII secolo e rimasta per sempre a identificare il profilo di Cefalù di fronte al mondo; ne risulta un’articolata illustrazione dell’intreccio di dimensioni artistiche e religiose sottese all’esperienza storica e politica normanna in Sicilia. Il formato ampio rende ordinata e gradevole l’esperienza di una lettura fatta di parole e immagini collegate e dosate con coerenza per comunicarne i significati e assecondarne la trama. Mette conto segnalare, come peraltro è puntualizzato in apertura, che il volume è pubblicato nell’ambito dell’Anno della Fede, ne riporta in copertina il logo e vuole essere appunto la traccia per riconoscere e rivedere con uno sguardo rinnovato il volto del Cristo Pantocratore che la basilica cattedrale cefaludese mostra nel mosaico bizantino.

Il sogno di Ruggiero in 64 pagine tratteggia il concomitante valore di fede e cultura che promana dalla bellezza di quest’opera d’arte e architettura, le cui meraviglie restano nei secoli e continuano a destare e ridestare stupore. In effetti, i testi delle narrazioni e gli acquerelli delle illustrazioni procedono insieme e vanno oltre lo stesso luogo composto da case, chiese e vie della città adagiata sul Mar Tirreno. Questo è il messaggio: lo sguardo che nasce all’interno della cattedrale deve andare nella vita di tutti i giorni, superare ogni genere di confini e limiti. I due autori lo rendono palese a margine di una sorta di “avviso” posto all’attenzione dei lettori più grandi: «La storia e le tradizioni, così, ci aiuteranno a contemplare la bellezza del creato, la bellezza del Creatore di tutto ciò che ci circonda e quella delle opere dell’uomo, che sono segno tangibile e testimonianza perenne di un atto di fede che diventa arte» (p. 19).

7 lettere e 19 illustrazioni costituiscono le fonti per il cui tramite è approfondita la conoscenza della cattedrale di Cefalù; si tratta di una dinamica narrativa interessante e valida, perché ne offre immagini e cronaca situandole nel contesto del territorio e della sua lunga storia di persone e popoli. Attraverso le lettere è immaginato uno scambio epistolare che si svolge tra due ragazzi dei nostri giorni. In particolare, da Cefalù partono alla volta di Baltimora email inviate da Ruggiero a Joseph: un giovanissimo siciliano descrive a un coetaneo americano la cattedrale della città in cui è nato e abita. Ed è l’occasione di un’amicizia che attraversa i continenti e annulla le distanze. Questo è un aspetto tutt’altro che marginale. Ma in questa sede non si dirà tutto il motivo, se non circoscrivere un punto che si coglie anche a margine del racconto. La sua conclusione ci ricorda, infatti, che le opere dell’arte si traducono in bellezza di vita e fede se restano nel tempo come conoscenza ed esperienza di uno sguardo d’amicizia aperto al bene del mondo.

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