Palermo sotterranea in uno studio di Donatella Gueli

 

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(8 marzo 2014) – Martedì 4 marzo il salone del piano nobile di Palazzo Pintacuda, gioiello liberty sito a Palermo in via Caltanissetta 2, ha ospitato l’incontro dal titolo “Le cavità sotterranee: beni culturali o minacce?”.

Durante la conferenza, organizzata dalla Fondazione Salvare Palermo, Donatella Gueli ha illustrato, mediante la proiezione di slides e fotografie, l’esito di uno studio da lei condotto negli ultimi anni per conto dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali, dove è in servizio come dirigente presso l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali di Palermo in qualità di geologa per la soprintendenza della Regione Sicilia. Donatella Gueli ha costituito un gruppo di lavoro con lo scopo di studiare e divulgare i molteplici, e poco conosciuti, aspetti culturali legati al patrimonio sotterraneo palermitano e contestualmente evidenziarne i fattori di rischio che, a conclusione delle analisi effettuate, risultano essere tanti e di notevole entità.

Una vasta area urbana della città di Palermo, come ha documentato Donatella Gueli, è interessata da ampie porzioni di locali sotterranei, qualcuno di questi è oggi accessibile ma molti sono ancora chiusi, inagibili e per qualche cavità risulta ancora adesso difficile il reperimento degli accesi per le ispezioni. Tali cavità sotterranee, riunite insieme in un unico studio cartografico, costituiscono la struttura di una sorta di città parallela, per buona parte ancora sconosciuta ma che è tuttora esistente sotto la superficie stradale e che merita attenzioni e studi approfonditi per la sua tutela e la salvaguardia.

Diverse sono le cause e le motivazioni che in più di 2000 anni di storia hanno portato la natura o l’uomo a realizzare tali luoghi; il patrimonio ipogeico, o “patrimonio cavo”, come viene talvolta chiamato, ha quindi una genesi diversa a seconda della topografia o della funzione sociale che doveva assumere.

Nella Palermo sotterranea troviamo quindi locali dedicati al culto dei defunti o alle pratiche religiose, cripte, cave verticali e cave orizzontali, camminamenti di servizio interni alle mura o ai bastioni, cisterne, spazi di prelievo e raccolta per le acquee (qanat), bagni pubblici, magazzini, fino ai più recenti rifugi antiaerei. Parte di questi spazi sono stati ricavati all’interno di cavità naturali scavate nei secoli dai fiumi che lambivano la città antica, in particolare nelle cosiddette zone del trans-kemonia e del trans-papireto.

Nel corso del dibattito sono state proiettate diverse fotografie che testimoniano lo stato di abbandono in cui versano molti siti sotterranei di Palermo; la Gueli descrive così il canale di Corso dei Mille, il canale Papireto (nei pressi di S. Eulalia dei Catalani e profondo 7 metri), il camminamento del bastione S. Pietro, il cunicolo di servizio all’interno della Fontana Pretoria, la cisterna di Palazzo Marchesi, il qanat di Villa Savagnone, la cava di Villa de Gregorio (divenuto un magazzino).

Interessante è il repertorio fotografico relativo alle cripte che spesso contengono al loro interno piccoli tesori artistici come la cripta della Chiesa della Madonna dell’Itria dei Cocchieri, la cripta della Chiesa del Gesù, la cripta di S. Maria Montevergini, la cripta dello Schiavuzzo, la cripta di S. Maria dei cancelli e quella di S. Isidoro agricola che contiene pregevoli pitture parietali con un interessante affresco raffigurante il “trionfo della morte”.

Lo studio condotto ha messo anche in luce gli scenari di rischio dovuti all’antropizzazione del territorio; le particolari condizioni idrogeologiche del sottosuolo e le innumerevoli escavazioni effettuate nel terreno per le più diverse motivazioni hanno fatto in modo che il patrimonio ipogeico andasse in rovina disgregandosi lentamente e divenendo una potenziale causa di crolli di edifici, cedimenti strutturali o allagamenti.

Il progetto diretto da Donatella Gueli è finalizzato all’accertamento della consistenza del patrimonio ipogeico, al rilevamento degli accessi, allo sviluppo planimetrico delle cavità, alla stima dei rischi gravanti, alla tutela e messa in sicurezza, al restauro conservativo fino alla fruizione sociale. Tale progetto, per la parte da lei diretta, è stato finanziato con i fondi previsti da Agenda 2000 e presentati dalla Regione Sicilia nel 2002, ma è ancora necessario terminare il censimento delle cavità e completare la redazione delle relative schede cartografiche aggiornate; molto lavoro è stato quindi già egregiamente svolto da professionisti seri e preparati ma si auspica che il progetto continui affinché il substrato calcarenitico del sottosuolo di Palermo sia sempre meno fonte di rischio o luogo degradato e dimenticato divenendo finalmente patrimonio artistico opportunamente valorizzato e fruibile dalla città intera.

 

 

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