Temi e testimonianze del fenomeno migratorio attraverso i “corridoi umanitari”. La Comunità di Sant’Egidio e il Centro Diaconale La Noce ne parlano a Palermo

Hanno preso avvio lunedì pomeriggio 6 febbraio gli incontri collaterali previsti nel corso della settimana in cui sarà esposta nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi, la mostra “Migranti la sfida dell’incontro”, che si può visitare al mattino dalle 9,00 alle 12,30 e nel pomeriggio dalle 16,30 alle 19,30, fino all’11 febbraio.

Il primo tema affrontato è stato quello dei “corridoi umanitari”, esperienza forse piccola di fronte alla vastità del fenomeno migratorio, ma molto significativa perché indica un metodo diverso da quello maggiormente utilizzato e perché pone le basi per il proseguimento di un rapporto che può dar luogo ad una concreta esperienza di integrazione.

Soggetti promotori di questa iniziativa a Palermo sono il Centro Diaconale “La Noce” e la Comunità di “Sant’Egidio”.

Dopo il benvenuto di Rosalia Pipia, presidente del Centro Culturale Il Sentiero, organizzatore della manifestazione, ha avuto inizio l’incontro-testimonianza.

Anna Ponente, direttrice del Centro Diaconale La Noce, ha illustrato i criteri che stanno alla base dell’iniziativa e le modalità di svolgimento con cui si è operato a Palermo.

“I corridoi umanitari – ha spiegato – sono realizzati nell'ambito di un protocollo d'intesa che i promotori hanno sottoscritto con i Ministeri dell'Interno e degli Affari Esteri. Alternativa legale e sicura al fenomeno dei flussi migratori via mare, hanno già portato in Italia 500 profughi. Il progetto è interamente finanziato dalla Tavola Valdese e dall'ottoxmille della chiesa valdese e metodista”. Ha poi ripercorso con immutata commozione quanto accaduto all’inizio dello scorso dicembre quando hanno accolto a Roma-Fiumicino i tre nuclei familiari ospitati da noi, due a Palermo ed uno a Polizzi Generosa, grazie alla disponibilità della associazione "La Commenda Solart Onlus".

Il senso e il valore della iniziativa sono stati esposti da Vincenzo Ceruso, della Comunità di Sant’Egidio di Palermo. "È un progetto ecumenico – ha spiegato – che unifica in concreto forze e sensibilità diverse e consente di ridare dignità a queste famiglie in stato di forte vulnerabilità sociale. Infatti, tutte le famiglie giunte in Italia, che non provengono solo dalla Siria, vengono scelte in grado al grado di pericolosità che vivono nel loro paese di origine, la quale deriva quasi sempre dalle conseguenze di eventi bellici”.

L’incontro è stato particolarmente significativo e toccante perché vi hanno preso parte due dei tre nuclei familiari giunti in Sicilia; non ha potuto esserci la famiglia cristiana ortodossa ospitata a Polizzi.

Ancora emozionato, benché abiti a Palermo da oltre due mesi, Adel, che in Siria faceva il muratore, ha voluto ancora una volta ringraziare tutti per la svolta che ha avuto la sua vita giungendo in Italia. Ed ha aggiunto: “Adesso spero tanto per il bene dei miei bambini, di potere ricambiare questa bella accoglienza cercando di impegnarmi per la vostra terra. Spero anche che la guerra nel mio Paese che sta portando tantissimi morti finisca al più presto". 

La seconda famiglia è composta da una coppia di coniugi che a seguito della guerra civile scoppiata in Siria nel 2011 è fuggita in Libano. Dopo tre mesi sono rientrati in Siria, a Damasco, dove hanno alloggiato in una struttura dedicata all’accoglienza degli sfollati per otto mesi. Quando gli scontri hanno coinvolto anche Damasco sono scappati nuovamente in Libano dove sono rimasti per cinque anni, fino alla partenza verso l’Italia. Hanno alloggiato in una tendopoli con altre 25 famiglie, senza documenti, diritti e limitati negli spostamenti poiché gli era vietato allontanarsi dal quartiere in cui era stata allestita la tendopoli, pena l’arresto. Hanno raccontato con grande tristezza e dolore il periodo trascorso in Libano, dove attualmente sono rimaste le famiglie di entrambi. "In Siria io lavoravo come autista – ha raccontato il giovane siriano – e mia moglie come maestra. Ci siamo accorti a poco a poco che le condizioni di vita a causa della guerra erano pericolosissime e allora abbiamo deciso di scappare. Siamo molto felici di questa possibilità che ci state offrendo in Sicilia".

L’incontro si è concluso con la visione di due filmati che hanno raccontato l’atterraggio a Fiumicino di queste famiglie in Italia e la festa di accoglienza organizzata a Palermo per il loro arrivo.

Nel ringraziare tutti gli intervenuti Rosalia Pipia ha ribadito l’importanza di questa iniziativa, cui è dato ampio spazio nei cartelloni della mostra, riaffermandone il valore ecumenico ed evidenziando come l’esperienza della fede stia producendo, dentro la drammaticità della vicenda migratoria, significativi frutti in tutte le circostanze e in tutti i luoghi, aiutando tutti a comprendere di più e meglio il pensiero di papa Francesco ribadito anche qualche giorno fa: "Non si può ridurre la drammatica crisi attuale ad un semplice conteggio numerico. I migranti sono persone, con nomi, storie, famiglie e non potrà mai esserci vera pace finché esisterà anche un solo essere umano che viene violato nella propria identità personale e ridotto ad una mera cifra statistica o ad oggetto di interesse economico".

Poi ha invitato tutti al prossimo incontro in programma giovedì 9 febbraio alle ore 17,00 dal titolo: “PROTETTO. RIFUGIATO A CASA MIA”. Esperienze di accoglienza dei fratelli migranti presso le famiglie delle nostre comunità.

 

Foto di Cristina La Manna

 

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