Un appassionato e affettuoso ricordo dell’Assessore regionale Sebastiano Tusa da parte di Ino Cardinale

 

sebastiano tusa 2a

Era domenica 10 marzo 2019 quando all’ora di pranzo giunse la notizia del disastro aereo accaduto in Etiopia. Tra i 157 i passeggeri del Boeing 737 c’era Sebastiano Tusa, assessore regionale ai Beni Culturali e della Identità siciliana, diretto in Kenya, per un progetto dell’Unesco.

Tusa era personalità molto nota dell’ambiente culturale, archeologico e artistico italiano e internazionale. Ne abbiamo chiesto un ricordo a Ino Cardinale, animatore, culturale, con la sua associazione “Così, per... passione!” di Terrasini, nel territorio.

Per cominciare ci dica le tre cose più importanti che vi univano

La città di Terrasini, i rapporti familiari e tra lui e l’associazione culturale che presiedo, legata a lui per stima particole e per gratitudine, per l’amore per l’arte, il bello e la cultura.

Cos’era per lui la cultura?

In concetto che ripeteva spesso era questo: “Se vogliamo un futuro per la Sicilia dobbiamo basarci sulla cultura…” e aggiungeva che qualunque struttura, qualsiasi attività culturale “devono diventare elementi sentiti da tutti nella quotidianità”.

Ci dica adesso le 5 cose più importanti della sua attività professionale.

Tralascio quei tanti tasselli che, uniti insieme, hanno formato la sua ricca, poliedrica personalità e hanno caratterizzato le sue molteplici attività cui si dedicava senza mai fermarsi o abbattersi, con entusiasmo e dedizione, tese al recupero della memoria storica e delle radici dell’Isola. Su questi, con tutta sincerità, possono parlare tanti altri migliori di me, a maggior titolo e con più diretti elementi di quelli che possa avere io. Mi limito alle attività che mi sembrano più importanti. La partecipazione, nel 1971, allo scavo della nave punica di Mozia; le ricerche in Pakistan, in Iran, in Turchia, in Iraq, in Libia, in Giappone; la scoperta della grotta dell'Uzzo (San Vito lo Capo) all'interno della Riserva naturale dello Zingaro; la nomina a primo Soprintendente del Mare della Regione Sicilia, a capo di una struttura da lui ispirata, tenacemente voluta e infine creata nel 2004. La creazione del “Gruppo Intervento Archeologia Subacquea” e del “Servizio di Coordinamento Ricerca archeologia Sottomarina”; l’incarico di Assessore regionale dei Beni Culturali e della Identità siciliana in virtù di una straordinaria competenza amministrativa e dell'equilibrata abilità politica: un prestigio, una cittadinanza virtuosa, la sua, nella Sicilia e nel mondo... per la Sicilia! Mi spiace, ma sono andato ben oltre 5, e tante altre le ho omesse.

E qual era il rapporto umano e professionale che vi legava?

Partiamo dall’amicizia tra mia moglie e la sua, nata nei tempi in cui lei curava la Sezione EtnoAntropologica del Museo Civico di Terrasini. La frequentazione continuò nel periodo in cui io rivestivo la carica di sindaco di Terrasini e, poi, dopo la sua nomina a Direttore del Museo d’Aumale (oggi è la direttrice del Polo Museale di Palazzo Riso e Palazzo d’Aumale). Proprio Mariella era, allora, una delle più strette sue collaboratrici. Lì si consolidò l’amicizia con il figlio del grande Vincenzo Tusa, Sebastiano, archeologo, dirigente della Regione Siciliana, che avevo conosciuto durante la mia sindacatura, allorché era responsabile della Sezione archeologica del Centro Regionale per la Progettazione e componente del Comitato Tecnico-scientifico del Museo Civico di Terrasini. Ci conoscemmo meglio, da vicino, ricavandone sempre più crescenti motivi di reciproco apprezzamento.

Più di recente avete svolto numerose iniziative in comune. Quali le più importanti?

È stato uno tra i più convinti sostenitori della piccola ma significativa realtà che è l’Associazione culturale “Così, per… passione!” con non pochi “segni” di simpatia e attenzione verso il sodalizio. Così, nel corso degli anni, ci siamo incontrati presso l’Antiquarium in occasione di una giornata dedicata a “Il diavolo e l'acqua santa. Fede e politica negli anni dell'utopia”: un’esperienza non solo dell’autore, il giornalista Nuccio Vara, ma per certi versi anche di Sebastiano; e, poi, in altri luoghi, per l’incontro con il giornalista-scrittore Aldo Cazzullo autore di “La guerra dei nostri nonni. (1915-1918): storie di uomini, donne, famiglie” e“Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della Resistenza”. Partecipò inoltre alla Mostra dedicata alla 1a Guerra Mondiale, contribuendo con l’esposizione di foto di un suo nonno e alla presentazione di San Catauru: luogo della memoria. Identità di un Santo. Identità di una Contrada Identità di una Chiesa. Seguì sempre con attenzione le nostre iniziative: visitò con grande, dichiarato interesse le mostre di “Santini”, di “Collezioni” e di “Presepi” e fu tra i primi alle presentazioni dei volumi “Genius loci”e“Abbracciando il Golfo. Andando per Santuari del Golfo di Castellammare”. Presenziò a concerti, recital e a rappresentazioni teatrali portati in scena dall’associazione e si intrattenne in conviviali con soci ed amici.

Quando vi siete visti l’ultima volta?

Lunedì prima dell’incidente. Parlammo del recente primo di una trilogia di volumi da me curati, dal titolo “Santi e Santini. 500 anni di cultura, arte e devozione”, fresco di stampa, da lui sostenuto e per il quale ha scritto il testo di “presentazione”; (vale anche per questa iniziativa quel che diceva la moglie Valeria al giornalista Felice Cavallaro che la intervistava per il “Corriere della sera”: “forse è meglio ricordare così questo grande uomo, fra i suoi progetti che sono materia viva”) e parlammo pure del programma delle due manifestazioni di presentazione a Terrasini, prevista per il 14 maggio, e a Roma a giugno, che dedicheremo a lui.

E del passato cosa ricorda con più piacere?

Il rapporto che lo legava a Monreale, al Duomo e a tutto ciò che esso rappresenta. A tal proposito ricordo che nominato da poco assessore regionale, volle che lo accompagnassi a far visita al nostro arcivescovo, mons. Michele Pennisi, e, poi, accompagnato da questi, alla Cattedrale e alla mostra celebrativa del 750º anniversario della Dedicazione del Duomo nell’Aula “San Placido” del Museo Diocesano e nel Dormitorio dei Benedettini, ascoltando con grande attenzione e con visibile emozione le sapienti spiegazioni di don Nicola Gaglio. Tornò altre volte a Monreale, in arcivescovado, ma a rimanere indimenticabile fu la prima visita.

Ci parli del suo rapporto col mare.

L’indomani dell’incontro di cui ho parlato poco fa, era venuto a Terrasini, a parlare di barche e mare. Parlare di mare, e, in particolare, di mare Mediterraneo gli era congeniale. Era assessore, ma era rimasto nella mente e nel cuore, nelle profondità del cuore, sovrintendete del mare. E in particolare del mare… Mediterraneo. Mi permetta una citazione: «Pensare il Mediterraneo, mare complesso e policentrico, diviso e a tratti radicalmente polarizzato, ma aperto a ogni tipo di scambio; accostarsi alla storia di questa “pianura liquida”, cercando di definirne l’ordito in evoluzione, le trame, le insidie, ma anche le virtuosità e gli slanci […] lungo le vie di una vicenda che ha fortemente influenzato, a volte in maniera drammatica, le storie di tutti i continenti.  Ne esce una tessitura a mosaico, in una forma atipica, quella del dialogo: la sola probabilmente che possa permettere di definire, senza aporie irrisolvibili, il Mediterraneo e le sue vicissitudini da prospettive che altrimenti sarebbero difficilmente amalgamabili. […] Un mare antico, nei tempi della storia, a tratti buia e crepuscolare, a tratti aurorale e soleggiata, fino alla nostra contemporaneità, difficile, pensosa, disillusa». (Dalla presentazione del volume “In viaggio tra mediterraneo e storia” di Sebastiano Tusa e Carlo Ruta).

Ci tracci un ultimo e personale ricordo.

È stato a pieno titolo personalità di livello e fama internazionali, brillante docente universitario, paleontologo, naturalista, storico dell'arte, divulgatore, instancabile giramondo. Con quella sua apertura mentale, con quella sua mitezza ed umiltà; con quel tratto umano, affettuoso, arricchito dal suo sorriso, dalla sua garbata ironia; con quel suo saper relazionarsi con tutti, con naturalezza, con spontaneità, schiettezza e disinvoltura, al di là di cariche o titoli di studio dei suoi interlocutori, in continua disponibilità ad accogliere e far proprie le loro idee e proposte, a riconoscerne il valore. Di lui ricordo in modo particolare quel suo linguaggio semplice, privo di sofisticherie, accessibile. Lui, grande; noi… piccoli! Colpisce come sia stato unanime, universale, il consenso che ha circondato Sebastiano Tusa, un anno fa (l’11 aprile), all’atto della nomina ad assessore, e come sia altrettanto unanime, universale, oggi, il dolore per la sua perdita.

p h logo 355

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per offrire servizi in linea con le tue preferenze. Se non accetti le funzionalità del sito risulteranno limitate. Se vuoi saperne di più sui cookie leggi la nostra Cookie Policy.