Nuccio Milazzo testimone coraggioso dell’autenticità della vita cristiana. Il ricordo del sindacalista Albino Gorini

 

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Nel tardo pomeriggio del 2 dicembre dell’anno scorso giunse improvvisa la notizia della morte di Nucci Milazzo. Increduli, per la sua giovane e età e per il vigore e l’ardimento cha esprimeva, dovemmo prendere atto in molti di aver perso un amico e un compagno di strada di tante battaglie e di tante iniziative, nonché un testimone di fede vissuta.

Era stato, oltre che marito, padre e da poco nonno, anche infermiere professionale all’ospedale di Termini Imerese, dirigente sindacale della Cisl, sia a livello locale che nazionale, e fondatore e presidente del Banco Alimentare della Sicilia Occidentale.

Abbiamo chiesto di ricordarlo ad Albino Gorini, che per molti anni è stato segretario Nazionale della Federazione degli operai Agricoli della Cisl in cui ha militato anche Nuccio.

Non avrei mai immaginato che un giorno mi sarebbe arrivata una telefonata con la richiesta di ricordare un amico morto un anno prima e di cui non avevo avuto la triste notizia: Nuccio non è più con noi da un anno e il non averlo saputo per tempo mi rattrista per non aver assolto al compito che mi spettava di partecipare al dolore dei famigliari, di onorare la memoria, di pregare per lui per accompagnarlo al cielo.

È in questo stato d’animo che ricordo Nuccio impegnato nella Fisba siciliana: non è stato un qualsiasi operatore, si muoveva con una carica interiore propria di chi è convinto di poter contribuire alla costruzione di una società più giusta e solidale.

Arrivare al sindacato come ha fatto lui, dopo una esperienza di lavoro, faceva la differenza rispetto ad alcune altre presenze frutto di alchimie politiche. Personalità forte e socievole, credo non abbia trovato sempre un terreno facile nel sindacato, e da uomo con spirito libero non ha esitato a ritornare, scelta non facile, al suo lavoro di operatore della sanità.

C’era una continuità fra l’impegno sindacale e il suo lavoro nell’attenzione alla persona, ma non gli bastava. Lo trovavo ogni anno al Meeting dei ciellini a Rimini dove si occupava del Banco alimentare, concretizzazione di un’opera colossale di tenerezza e amore per il prossimo di una Chiesa povera per i poveri.

Nuccio era così: mi viene alla mente una poesia di Padre David Maria Turoldo “il ricordo di un amico”. Dice “Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico. Conforta il desiderio di evocarlo per sentirlo vicino quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti.”

Ho avuto nel sindacato l’amicizia di Nuccio e questo mi inorgoglisce e contemporaneamente mi intimorisce per il difficile confronto del mio con il suo impegno: lui ha “lavorato con serenità e con frutto” e ha testimoniato “con coraggio l’autenticità della vita cristiana” (Dalla Lettera di Papa Francesco a Don Juliàn Carron 30.XI.16 nel 12° anniversario della morte di Don Giussani).

 

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