La festa per i trent’anni del Banco Alimentare. Ne parliamo col direttore Giuseppe Parma

 

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Giuseppe Parma è da tre anni il Direttore Generale della Fondazione Banco Alimentare Onlus. È succeduto a Marco Lucchini che è nel gruppo dei fondatori, il quale adesso ricopre un incarico di responsabilità a livello europeo.

Incontriamo Parma al magazzino di Cinisi (PA) del Banco Alimentare della Sicilia Occidentale, in occasione dell’Open Day organizzato per ricordare i trent’anni dell’attività del Banco in Italia. Banco Alimentare, infatti, raccoglie alimenti ancora buoni che per vari motivi dovrebbero essere distrutti e li redistribuisce attraverso la sua rete capillare e gli Enti associati, a quanti ne hanno bisogno.

Perché ricordare questi trent’anni di attività attraverso manifestazioni in piazza?

Il Banco Alimentare è innanzitutto una rete e questi trent’anni non sarebbero stati possibili da attraversare se questa rete non avesse avuto una vita che è giunta fino ad oggi, attraverso la Fondazione nazionale e i 21 Banchi regionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. Ecco perché abbiamo pensato che la festa, perché di festa si tratta, non di ricorrenza, fosse vissuta non al centro, magari a Milano, ma in tutt’Italia, nelle sue piazza per incontrare la gente che sostiene e aiuta il Banco e che pertanto durasse alcuni mesi, tre esattamente, da Udine, dove sono stato ieri a Cinisi, dove ci troviamo oggi.

Quali sono stati gli elementi costitutivi di questa festa?

Dal punto di vista visivo i nostri furgoni, la mostra che illustra le tappe salienti di questi trent’anni, le marmellate della campagna “La fame non va in vacanza”, ma soprattutto i volontari del Banco con maglietta e cappellino arancione e i tanti amici e sostenitori, compresi i rappresentanti delle amministrazioni locali, che ci conoscono o che incontriamo per la prima volta. Ma il valore aggiunto è dato da altro.

Da cosa?

Dall’amicizia, dalla passione, dall’entusiasmo che ci unisce e con cui cerchiamo di contagiare gli altri. Abbiamo in tal modo incontrato in piazza il popolo che gira intorno al Banco Alimentare. Abbiamo incontrato e conosciuto meglio i protagonisti della storia di questi trent’anni, a partire da quanti partecipano ogni anno alla Colletta Alimentare, ai donatori di alimenti di tutti i generi, ai rappresentanti e volontari degli enti, ai rappresentanti delle istituzioni locali. Questi sono i protagonisti della nostra storia, che in alcuni casi è iniziata trent’anni fa, come è accaduto anche oggi a Cinisi, per esempio con Biagio Conte o con l’Arcivescovo Michele Pennisi, oppure solo da pochi mesi. Non importa purché tutti abbiamo potuto partecipare a questa festa.

Ci racconti allora qualche avvenimento di questa festa.

Le feste sono iniziate un mese fa - dice Federica giovani stagista che segue in tutta Italia lo svolgimento delle manifestazioni - e proseguiranno per tutta l’estate. Le forme che queste feste hanno preso sono state le più disparate: dall’Open day di oggi, alle feste nelle piazze, dai tornei sportivi alle gare culinarie, dalle manifestazioni artistiche a quelle culturali. Ciascuno si è sbizzarrito come ha voluto per incontrare come è stato detto il popolo del Banco Alimentare. Ciò che più mi ha colpito andando in giro è l’Open day fatto nei magazzini. I depositi del Banco non sono un bel posto: scatoloni, impilati fino al tetto, pedane, sempre uguali e sempre gli stessi. Vederli, invece, infiocchettati con striscioni, e bande colorate, con palloncini e coccarde, in attesa di ricevere non furgoni, che arrivano e vanno via, ma persone che hanno tempo e voglia di fermarsi, vedere, chiedere, capire e partecipare mi ha fatto un grande effetto. I muletti, i pallet, e tutto il macchinario quotidiano è come se per un giorno fosse trasfigurato. E diventa bello e familiare, come gli arredi della nostra casa. Come dire che la bellezza non ha limiti e può cambiare anche un deposito anonimo di merce.

In queste iniziative di feste avete inserito anche una raccolta fondi. Perché?

In trent’anni di vita è la prima volta che chiediamo soldi al grande pubblico scendendo in piazza. Abbiamo sempre raccolto cibo in tantissimi modi, ma mai offerte in cambio di qualcosa Il motivo è presto detto. In Italia i poveri sono cinque milioni e mezzo, noi ne aiutiamo un milione e mezzo. I poveri tendono ad aumentare e con loro il bisogno alimentare. Per soddisfare anche parzialmente questo bisogno occorre innanzitutto più cibo e poi anche strutture e servizi in grado di distribuirlo. Faccio un esempio. Quando abbiamo iniziato, le celle frigorifere erano poche e la raccolta proveniva dalle aziende con cibo poco deperibile. Oggi le catene del fresco e del surgelato hanno una importanza strategica. Per gestire questo cibo servono attrezzature e occorre o che qualcuno le doni, come qui a Cinisi ove Banca Intesa ha donato di recente una cella per i surgelati, oppure che si abbiano i soldi per acquistarle. Ed ecco la necessità della raccolta fondi.

E il sostegno economico delle istituzioni pubbliche che fine ha fatto?

Le istituzioni pubbliche ci supportano, ma per noi è fondamentale riuscire a diversificare le possibilità di sostegno, evitando la dipendenza da un’unica fonte; ecco perché stiamo allargando la nostra raccolta fondi. Grazie ai sostegni che oggi abbiamo, riusciamo a fare cose che prima non facevamo. In questi anni siamo cresciuti anche nella quantità di derrate che riusciamo a distribuire: dalle 40.000 tonnellate iniziali oggi siamo a 90.000. E questo è merito di tutti.

Quindi si può fare a meno del finanziamento pubblico?

Certamente no, anzi! Però esso può e deve essere supportato sia da quello economico privato che da quello della disponibilità umana dalle persone. Le storie, tantissime, di questi anni raccontano che la generosità di quanti incontriamo, non solo negli Enti, aumenta e questo ci consente di guardare con fiducia al futuro, più che al sostegno dei finanziamenti pubblici.

E questo cambia il rapporto tra i volontari e il Banco?

Il rapporto non è cambiato, nemmeno per quei pochi che in tutt’Italia sono i dipendenti stabili. Nel senso che anche per loro come per i volontari ciò che conta è il cuore con cui si fa tutto. Non si può ad esempio gestire questo magazzino come fosse quello di un grande supermercato. Certo ci vogliono gli orari e le regole, ma queste da sole non bastano per un’opera come questa. Ieri sera alle 21 eravamo ancora a Trapani a smontare quanto avevamo messo in piazza. Oggi alle 13 io e Federica saluteremo e ringrazieremo tutti per prendere l’aereo, ma gli altri rimarranno qui per rimettere in ordine il magazzino. Lunedì mattina la vita riprenderà a scorrere.

In questi trent’anni come è cambiato il rapporto con l’opinione pubblica?

Possiamo contare ormai su una maggiore e stabile notorietà. Questo ci carica di una maggiore responsabilità sul nostro lavoro, che significa professionalità, precisione, trasparenza, attenzione a tutto. La serietà che abbiamo dimostrato in questi anni ci viene resa dai tanti che hanno rapporto con noi e che sanno che di noi possono fidarsi perché siamo persone serie.

Cos’è la professionalità in una struttura che si fonda sul volontariato, chiediamo a Federica?

È necessario essere competenti anche perché abbiamo rapporti con tantissime persone. Altrimenti c’è il rischio di sprecare anche quello che ci viene donato. Ricordo a tal proposito quando siamo andati in udienza privata dal Papa. Lui ci ha detto che bisogna fare il bene, bene. Se non fossimo competenti sul nostro lavoro, il nostro e quello di tanti altri rischierebbe di essere vanificato. Insomma neanche i volontari potrebbero fare bene i volontari. Per esempio la conservazione degli alimenti della Colletta Alimentare richiede una cura diversa da quella necessaria per i surgelati o per i prodotti freschi, come quello del sequestro del pesce fresco. Anche questa è professionalità. È un cammino, fatto passo dopo passo, al centro del quale poniamo i volti delle persone che ricevono gli alimenti distribuiti da BA.

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