Silvana Grasso all’Olio Officina Festival di Milano: energia in movimento!

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Energia! Olio in movimento.

Prende le mosse da questo lapidario diapason la sesta edizione milanese dell’Olio Officina Festival, appuntamento di stampo gastronomico e culturale organizzato da Luigi Caricato. La tre giorni di manifestazione che gira intorno alle virtù dell’olio, organizzata presso il Palazzo delle Stelline sito in Corso Magenta, è occasione per scoprire e riscoprire le proprietà benefiche dell’olio, per venire a conoscenza delle ultime tendenze in materia, partecipare a degustazioni guidate, oltre a mostre e incontri.

Ma il cibo, è noto, non è solo del corpo e per il corpo, ma anche lo spirito ha necessità di essere nutrito alla luce del Bello, del Vero, se già Dante nel Convivo scriveva «Oh beati quelli pochi che seggiono a quella mensa dove lo pane de li angeli si manuca». Così durante questi tre giorni di manifestazione dedicata ad uno dei principali condimenti presenti nelle nostre tavole, Luigi Caricato ha organizzato diversi incontri a stampo letterario, tra cui quello di venerdì 3 febbraio, momento in cui la siciliana Silvana Grasso ha presentato il suo nuovo romanzo, Solo se c’è la Luna (Marsilio Editori, Venezia 2017).

D’altra parte, come si legge nella locandina di presentazione alla tre giorni di eventi, l’olio è, per l’appunto, energia in movimento, ed energia è «parola che evoca potenza fisica, forza di carattere e voglia di cambiare». Così, bene si inserisce, in questo contesto, la presenza di una scrittrice vulcanica, energica, straripante come Silvana Grasso. La sua presenza ha reso la serata quasi un atto teatrale, con la scrittrice che ha raccontato in maniera ironica, passionale e dirompente gli aneddoti nascosti dietro al parto di Solo se c’è la Luna.

Il nuovo romanzo, d’altronde, possiede la stessa forza e la stessa carica che l’autrice mostra di fronte al pubblico: con la sua scrittura, divenuta un marchio di fabbrica, capace di sgorgare fuori da un impulso naturale, con una parola in perpetuo divenire e che difficilmente si fa acchiappare, la scrittrice di Giarre racconta una storia ambientata nella Sicilia degli anni ‘50, in cui la protagonista, Luna, affetta da una rara malattia che la costringe ad uscire solo la notte, solo quando c’è la luna, è oggetto di un amore omoerotico da parte della sorellastra Gioiella. Le pagine dell’innamoramento di Gioiella, poi, sono tra le più ricche del romanzo, quelle in cui ansie, pensieri e passioni si inseguono ad un ritmo insostenibile nella mente della ragazza e agli occhi di un lettore che si lascia fagocitare da quel susseguirsi veloce di attimi. Una fenomenologia dell’amore mutuata certamente dagli amati autori greci, Saffo in primis, modelli con cui la Grasso si confronta, si scontra, essi stessi amanti da corteggiare, versi da imprimere nel cielo delle lettere facendoli rivivere in un romanzo contemporaneo.

Il tutto avviene, com’è solito nei romanzi della Grasso, attraverso una lingua e un uso della parola specchio stesso del divenire, riflesso perfetto di quanto avevamo definito energia: difficile trovare un punto fermo, poiché ogni parola, ogni frase sembrano infatti disattendere ogni attesa in quel mescolio continuo di elevato e prosastico, italiano e dialetto, sacro e profano; ogni aspetto linguistico sembra generarne un altro in un parto continuo, in un perpetuo ed eterno nascere e rinascere, in un infinito alternarsi tra Inferno e Paradiso che in Silvana Grasso è assoluta energia in movimento!

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