Tornando a Brancaccio dopo la visita del Papa. Conversazione con Maurizio Artale

L’appuntamento con Maurizio Artale, Presidente del Centro Padre Nostro di Brancaccio, era fissato per l’inizio della mattina, ma quando iniziamo a parlare è quasi l’ora di pranzo. La mattinata è andata via veloce perché la vita alla Casa museo Beato Giuseppe Puglisi è sempre intensa. La parola museo poco si addice visto che le attività e il via vai è sempre notevole. L’impegno era di parlare del dopo visita del Papa. Ma dopo la conversazione con Giulia Bongiorno, i tanti incontri della mattinata, mi viene alla mente la figura di Zaccheo e il suo incontro con Gesù. Ed allora gli chiedo in modo diretto.

 

Scusa l’ingiusto accostamento a Zaccheo, ma cosa si prova quando per la prima volta ti dicono: “Il Papa verrà a casa sua?”

Non trovo affatto ingiusto l’accostamento a Zaccheo. Penso che ognuno di noi in fondo è “Zaccheo”, anche se non tutti riescono a gioire della chiamata del Signore. Per rispondere alla tua domanda, ti dico che un sentimento di gioia unita alla trepidazione ha pervaso il mio animo, certo che tutto quello che possiedo l’ho offerto a lui.

Ed ora passiamo al luogo che ci accoglie. Dopo tanti sacrifici è tornata ad essere la casa di don Pino, perché siete riusciti ad acquistarla e riportarla allo stato in cui lui l’ha abitata. Cosa ha significato preparare questa casa, la sua casa per la venuta del Papa?

Preparare la Casa per accogliere il Papa ha coinciso con la preparazione della Casa del Beato Giuseppe Puglisi, dove egli ha vissuto con i suoi familiari, dove ha incontrato centinaia di persone che lo andavano a trovare per raccontargli i tormenti che li affliggevano… e proprio in quella casa, su quel divano amaranto, il Beato Giuseppe Puglisi si “rendeva accogliente” per i suoi ospiti.

Parliamo allora degli altri abitanti della “casa”. Come si sono preparati, cosa avete dovuto approntare per questa visita?

Ogni abitante della casa, quindi dai fratelli Puglisi, Gaetano e Francesco, al più giovane volontario del Centro (visto che il proprietario della Casa è il Centro) ha contribuito a renderla accogliente: l’abbiamo tirata a lucido, ridipinto le pareti interne, rifatto la facciata del palazzo, nell’ex Piazzale Anita Garibaldi, oggi Piazzetta Padre Pino Puglisi.

Passiamo all’esterno. Che effetto ti ha fatto vedere per l’occasione alcune vie di Brancaccio pulite, senza spazzatura e addirittura con i fiori nelle aiole?

Questi piccoli miracoli il Centro li ha già sperimentati. Se venite a Brancaccio troverete 15 aiuole che circondano il vecchio mulino del sale, oggi ristrutturato e adibito a Centro Aggregativo Diurno Anziani che, sono ancora lì, dopo 2 anni dall’inaugurazione. Noi siamo stati sempre convinti che il “bello” custodisce chi lo abita, tutto sta nel far sentire quegli spazi “comuni” a tutti. Il Papa ci ha lasciato una Brancaccio pulita e arredata a festa con fiori, ma sta ora a noi che vi abitiamo tenerla e mantenerla così. Ma per fare questo tutte le agenzie educative e le singole persone devono credere che sia possibile impegnandosi in prima persona a redarguire fortemente chi la sporca.

Molti abitanti del luogo lo hanno fatto notare. Tu cosa ha detto loro?

Che la spazzatura, il disordine e l’incuria, non ci viene catapultato dai Marziani.

In tutte le visite del Papa e delle grandi personalità un rapporto sempre difficile è quello con le autorità preposte alla sicurezza. Come è stato questo rapporto?

Tanti sforzi si sono fatti per conciliare sicurezza e libertà di movimento della persona del Santo Padre e credo che ci siamo riusciti.

Ma la preparazione non ha riguardato appena la casa in senso materiale, ma anche e soprattutto quella spirituale, cioè le coscienze delle persone, Come si sono preparate?

Penso che non si sia riusciti a risistemare e rendere accogliente la “Casa spirituale”. Non basta la celebrazione di una Messa o l’ostensione dell’Eucarestia per un momento di raccoglimento in attesa della venuta del Papa. Necessita, anzi urge che i preti, le suore, i religiosi, i diaconi ritornino per strada…se mai ci sono stati.

Ora che tutto sembra tornato come prima, cosa rimane di quei 30 minuti del 15 settembre2018 a Brancaccio e tra i suoi abitanti?

Rimane la consapevolezza di un riconoscimento del lavoro svolto in nome e per conto del Beato Giuseppe Puglisi fondatore del Centro di Accoglienza Padre Nostro. La benedizione che il Papa ha impartito sul progetto dell’Asilo Nido e della Piazza a Brancaccio è il segno che dobbiamo continuare con questo stile.

Cosa farete per non perdere il ricordo e l’esperienza di quel giorno?

Continueremo a fare ciò che abbiamo fatto sino ad oggi.

 

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