Anna Maria Abramonte rievoca l’esperienza della Colletta Alimentare. Vi parteciperò nella mia qualità di nonna, perché partecipare alla Colletta fa bene non solo a chi la riceve ma anche a chi la fa

 

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Sarà presentata oggi alle ore 10,30 nella Sala Rossa del Teatro Politeama a Palermo la 22^ edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. L’iniziativa si svolgerà in tutta Italia sabato 24 novembre e coinvolgerà circa 150.000 volontari che in oltre 13.000 supermercati raccoglieranno beni alimentari per i più bisognosi. Essa si tiene a Palermo fin dall’inizio con una partecipazione sempre maggiore di volontari e di punti vendita. 

 

Tra coloro che vi hanno preso parte fin dall’origine vi è Anna Maria Abramonte, che in quegli anni era insegnante nell’istituto Duca degli Abruzzi. La incontriamo nella Casa diocesana di Baida di cui è direttrice dal 2013. Ci accoglie nel suo ufficio tra vecchi ricordi molti dei quali legati alla figura del Cardinale Salvatore Pappalardo che qui si ritirò dopo la conclusione del suo ministero episcopale alla guida della Diocesi di Palermo. La tiepida temperatura della c. d. “estate di san Martino” ci induce ad uscir fuori e a passeggiare per il ben curato giardino con il panorama di Palermo alle nostre spalle.

Cosa e come ricorda quegli anni iniziali? Come li definirebbe?

Certamente pioneristici. Iniziai a partecipare alla Colletta Alimentare da insegnate fin dalla fine degli anni ’90. Ricordo che con un gruppo di studenti ci recavamo nei supermercati per compiere un gesto dal grande valore educativo che li ha segnati per il resto della loro crescita.

Con quali modalità si svolgeva?

Se guardo alla organizzazione di oggi mi sembrano anni luce indietro?

Perché?

Perché eravamo privi di qualunque strumento organizzativo di supporto. Ho detto che eravamo pionieri, infatti.

In che senso?

Non avevamo gli scatoli dove conservare la merce. Ce li davano i gestori dei supermercati. Ma erano di formato e consistenza diversa. Spesso si rompevano e talvolta finivano prima della chiusura.

E poi?

Non avevamo il supporto mediatico di oggi. Bisognava spiegare ad ognuno che cosa era la Colletta, come funzionava, dove finivano le derrate raccolte, ecc. Insomma si passava molto tempo a parlare con la gente e questo era un fatto altamente positivo, soprattutto per i miei allievi?

E poi?

Non c’erano molti mezzi per la raccolta degli scatoli. Talvolta la sera bisognava attendere qualche ora dopo la chiusura per poter consegnare tutta la merce raccolta.

E poi?

Poi nei primi anni tutto veniva raccolto grazie alla disponibilità di Padre Rinaldi in alcune stanze del Boccone del Povero in Via Pindemonte. Alcuni alunni continuavano la giornata anche lì per impilare montagne di scatoli senza muletti o quant’altro fine a notte fonda e il lunedì mattina a scuola erano ancora visibilmente affaticati, ma contentissimi di aver passato un sabato sera in quel modo.

Ma agli inizi degli anni 2000 ci fu una svolta nella esperienza del Banco Alimentare cui lei contribuì in modo determinate. La convenzione con il Comune di Palermo. Come andarono le cose?

Nel 1998 iniziai la mia attività di Assessore Comunale nella Giunta del Sindaco Leoluca Orlando ed ebbi la delega a quelle che oggi si chiamano politiche sociali. Credo nel 2000 venne a trovarmi Nuccio Milazzo, che era il Presidente del Banco Alimentare di Palermo, che si era costituito formalmente pochi anni prima, per farmi una proposta che mi colse veramente di sorpresa.

A cosa si riferisce?

Alla proposta di stipulare una convenzione tra Banco Alimentare e Comune di Palermo, per il tramite del mio assessorato, per favorire la distribuzione di beni alimentari alle persone bisognose di assistenza. A fronte di un contributo il Banco avrebbe garantito una costante e periodica distribuzione di derrate, sulla base di un elenco che si sarebbe periodicamente aggiornato.

E le cose come andarono?

Vorrei leggere quanto Nuccio Milazzo ha detto nella sua ultima presenza pubblica a Caccamo il 29 settembre 2017, prima della sua prematura scomparsa il 2 dicembre dell’anno scorso, ricordando quegli eventi. “Mi viene in mente, a tal proposito, una circostanza degli anni 2000-2001 quando all’inizio dell’esperienza del Banco Alimentare a Palermo abbiamo, come già detto, chiesto aiuto alle istituzioni locali per strutturare il magazzino del Banco Alimentare. Una delle nostre richieste era rivolta al Comune di Palermo. L’Assessore del tempo manifestò la sua volontà di aiutarci e ci suggerì di presentare istanza motivata e documentata al fine di ottenere l’aiuto richiesto. Ciò fatto la palla passò nelle mani del dirigente del settore Politiche Sociali del Comune di Palermo che all’epoca era il dott. Sisino. Era un dirigente alle soglie della pensione, di quelli per cui per l’attività amministrativa, la realtà esiste solo se prevista da leggi, regolamenti, direttive, determine etc. E se qualcosa esiste e non è da queste previsto non c’è o farebbe meglio a non esserci. Il primo approccio fu così sintetizzato nella domanda del succitato: “Scusi ma cos’è sto Banco Alimentare? E di cosa si occupa?...”. Risposi sinteticamente alla sua domanda e lo invitai a “leggersi le carte” e ci aggiornammo ad altro appuntamento. E qui il nostro ragionamento fece un passo avanti, direi decisivo. Infatti il dott. Sisino che si era letto le carte introdusse l’incontro facendomi un’altra domanda: “… Ma noi abbiamo speso circa 200 milioni di lire per un progetto di distribuzione di beni di prima necessità (il riferimento era ad una iniziativa promossa dal Comune di Palermo fine anni ’90 di cui si sentì parlare in appositi comunicati stampa e interviste varie) e non abbiamo mai distribuito un kg di pasta e lei vuole farmi credere che siete in grado di distribuire tonnellate di alimenti? …”. Eravamo al “dunque” – quello della testimonianza – e gli dissi: “Chieda a Biagio Conte!”. Il nostro incontro si chiuse lì e, francamente, me ne andai convinto che non sarebbe successo nulla. Invece pochi giorni dopo mi richiamò per dare inizio al procedimento amministrativo che da lì a poco, sorprendentemente, avrebbe portato a buon fine la nostra richiesta. Era stata decisiva la “referenza” di Biagio Conte. Qualche anno dopo incontrai il dott. Sisino, era già in pensione, mi salutò cordialmente e mi disse: “Sà sono molto contento che una delle ultime cose che ho fatto da dirigente del Comune di Palermo è stato il provvedimento sul Banco Alimentare, perché ho visto che è una cosa buona”.”

La convenzione cosa prevedeva in dettaglio?

Che i Servizi Sociali avrebbero consegnato un elenco di 100 famiglie individuate e censite dai nostri uffici cui il Banco si impegnava a fornire beni alimentari attraverso gli Enti Assistenziali e caritativi convenzionati con lo stesso. I beneficiari sarebbero stati cittadini italiani o stranieri con un reddito complessivo inferiore al minimo vitale.

E i costi a carico dell’Amministrazione quali sarebbero stati?

Se ricordo bene c’era un costo iniziale in beni e strumenti inferiore a 150 milioni di lire a fronte di presentazione di fatture che avrebbero fornito per l’avvio e poi un massimo di 20 milioni l’anno per le spese correnti (affitto sede, utenze varie, spese di gestione, ecc.) da liquidare mensilmente previa presentazione di giustificativi di spesa.

E in concreto le cose come andarono?

Bene, perché il Banco Alimentare si trasferì in idonei locali dati in comodato d’uso dall’Ente di Sviluppo Agricolo a Partanna Mondello, che furono attrezzati a norma di legge, anche grazie al nostro contributo, e gli Enti convenzionati ricevano lì gli alimenti per i loro assistiti e per quelli assistiti dal Comune.

Come si può valutare il valore sociale di quell’accordo?

Molto importante e significativo, ma va inquadrato nel contesto politico e sociale di quel momento. C’era una notevole sensibilità di tutte le istituzioni pubbliche a intervenire con provvedimenti specifici e stabili sul welfare. C’erano leggi di settore molto importanti, come la famosa 328 del 2000, che razionalizzò tutto l’intervento statale nelle politiche sociali, e Regione e Enti Locali si inserivano con proprie risorse e attività in un contesto ben definito. Erano gli anni della Sussidiarietà orizzontale che divenne da argomento accademico criterio di gestione delle politiche pubbliche e c’erano margini di intervento su cui si poteva ancora operare.

E dopo cosa accadde?

Io ho poi proseguito nella mia attività politica prima e sociale poi. Ho seguito e seguo le vicende del Banco Alimentare più da lontano. Sono molto intristita delle difficoltà che ha dovuto affrontare e deve ancora oggi affrontare per una insensibilità della Amministrazione regionale che non ha compreso il vantaggio che ne ricaverebbe lei per prima, come accadde al Comune di Palermo, da un sostegno organico alla attività del Banco. Ma ciò che più mi ha colpito è stata la prematura scomparsa di Nuccio Milazzo. Ma ho visto che ha lasciato una squadra di grandi amici che guidati dal suo successore Santo Giordano, stano proseguendo “impavidi” nel sentiero già tracciato.

E ora?

È cambiato tanto e ogni riferimento appare difficile da fare. Sono aumentati in modo esponenziale due dati numerici tra loro profondamente connessi: l’aumento del numero dei poveri e la diminuzione di risorse economiche da destinare alle politiche sociali. Dall’alto di questo splendido luogo vedo una città in cui il bisogno aumenta e in cui se non ci fossero i cittadini, con la loro immutata generosità, il numero dei poveri aumenterebbe ancora di più.

E cosa farà sabato 24 novembre?

L’ho già detto. Parteciperò alla Colletta nella mia qualità di nonna per far vedere in concreto che partecipare alla Colletta fa bene non solo a chi la riceve ma anche a chi la fa.

 

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