Presentata a Palermo l’iniziativa “Recupero farmaci validi non scaduti”

programma di solidarietà nazionale farmaci incontro 2

 

“In una città di circa 700.000 abitanti come Palermo è stato calcolato che si sprecano in media 2 milioni di farmaci l’anno. Questi constano poi 650.000 euro per essere smaltiti.”. Con questo dato comunicato da Pierluigi Monceri, Direttore Regionale Lazio, Sicilia e Sardegna di Intesa Sanpaolo ha avuto inizio la Conferenza stampa che Banca Intesa San Paolo e Banco Farmaceutico di Palermo hanno tenuto per lanciare l’iniziativa volta al recupero dei farmaci validi in alcune farmacie di Palermo e provincia. L’iniziativa è stata voluta e sostenuta da Banca Intesa, ha illustrato Monceri, perché “la banca deve diventare sempre di più un motore di crescita del territorio in cui opera, e la solidarietà, l’attenzione al prossimo sono anch’essi elementi di crescita”.

La povertà in Italia è in costante aumento e quella legata alla scarsa disponibilità dei farmaci lo è ancora di più. Ma ciò che più dovrebbe far riflettere è il dato dei costi necessari per lo smaltimento che in tutta Italia sfiora i 100 milioni di euro l’anno.

“Banca Intesa – ha spiegato Sofia Narducci, responsabile delle iniziative sociali di Intesa San Paolo – ha deciso di assumersi l’onere economico della gestione della iniziativa che a Palermo coinvolgerà 9 farmacie e 8 Enti assistenziali cui i farmaci saranno consegnati. Questo progetto sarà attivato e fatto conoscere ben presto anche in altre città d’Italia”.

All’incontro hanno preso parte anche Giacomo Rondello, Delegato territoriale di Banco Farmaceutico Palermo, Fra Pino Noto, Direttore Caritas Diocesana di Palermo.

 

Abbiamo chiesto a Rondello come funzionerà in concreto il meccanismo.

“Chi intende donare un farmaco, con almeno 8 mesi di validità, correttamente conservato nella propria confezioni, dovrà recarsi in una delle farmacie indicate e consegnarlo al farmacista, il quale lo visionerà e apporrà sulla confezione uno sticker riportante la dicitura “Banco Farmaceutico. Farmaco donato. Vietata la vendita”. Successivamente il cittadino potrà inserire il farmaco nel contenitore. Periodicamente (almeno una volta ogni 15 giorni), il responsabile delegato dall'ente assistenziale, preleverà i farmaci presenti nel contenitore, il quale sarà chiuso a chiave e la chiave sarà nella disponibilità dell'ente assistenziale abbinato. Dopo avere verificato e selezionato i farmaci raccolti, gli enti abbinati caricheranno nel sistema web di Banco Farmaceutico (Bfonline), i farmaci raccolti ancora utilizzabili per i bisognosi. Banco Farmaceutico provvederà a stabilire il piano di riparto in base al numero di assistiti, ai fabbisogni già espressi e alle caratteristiche dell'ente. Sono esclusi i farmaci che richiedono conservazione a temperatura controllata, quelli ospedalieri (fascia H) e quelli appartenenti alla categoria delle sostanze psicotrope e stupefacenti”.

Ma non pensa che possano esserci aspetti di poca chiarezza nel percorso volti magari a rimettere i farmaci per esempio nel mercato nero?

Lo escludo perché nessuno potrà mettere mano a questi contenitori, rigorosamente sigillati. Inoltre l’Ente dovrà dotarsi di apposito personale in grado di fare le necessarie verifiche sulla validità del farmaco. E poi l’intero percorso sarà monitorato da una persona di fiducia del Banco Farmaceutico che tramite un apposito programma provvederà a seguirne l’iter fino alla consegna al beneficiario”.

Fra Pino, qual è l’interesse che muove la Caritas a condividere questa iniziativa?

“Rispondo citando avvenimenti storici. Quando i fondatori di grandi opere di carità e di cura, penso a San Giovanni di Dio in Spagna o al Cottolengo a Torino, per fare due nomi distanti quattrocento anni tra di loro, hanno risposto alla domanda di salute delle fasce più indigenti della società del loro tempo, sono partiti da una consapevolezza: la sorte e la vita del fratello mi appartengono come io appartengo alla sua. I grandi uomini della cura avevano coscienza che se volevano essere fedeli all’origine della loro esperienza, quella nata dall’incontro con una persona e non con una ideologia, dovevano essere fedeli anche alla storia e incarnare in opere visibili ed eloquenti il loro pensiero e il senso che li facevano vivere”.

Dal suo punto di osservazione quale percezione ha del problemain nella nostra città?

“Ho letto molti articoli e studi sul questo tema, ho trovato tanta analisi, tante statistiche ma poche proposte e risposte per far fronte alle difficoltà di accesso alle cure e ai farmaci. Ha ragione papa Francesco quando, parlando del contesto nel quale viviamo e operiamo, denuncia il pericolo di un eccesso diagnostico che non sempre è accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili. Questo dice la complessità del problema, certamente, ma anche la fatica di osare a percorrere strade nuove ed efficaci fino a volte a farci dubitare sulla reale volontà di affrontare la questione soprattutto per le persone più indigenti. Qualche dubbio viene. Posso dire stando tra i più poveri che sono tanti, ma veramente tanti quelli che non possono permettersi di curarsi bene, a partire dalle visite specialistiche fino alle operazioni chirurgiche. E questo malgrado il nostro sistema sanitario nazionale non sia così scadente come si pensa”.

Qual è la dimensione del fenomeno a suo avviso a Palermo?

“Il nostro Osservatorio delle risorse e delle povertà ormai, purtroppo, da diverso tempo rileva una crescita costante della povertà sanitaria. Tragico è rilevare all’interno dei centri di ascolto la richiesta di aiuto per l’acquisto dei farmaci, molto spesso legato ad un percorso di cura, ad una terapia che si estende nel tempo, piuttosto che ad una esigenza occasionale e circoscritta. Su circa 5000 richieste di aiuto, almeno 400 riguardano problemi di natura sanitaria (acquisto di farmaci, ma anche visite specialistiche, e ahimè viaggi della speranza verso luoghi di cura più specializzati). Tuttavia, ancora più doloroso e angoscioso è rilevare che molte persone non richiedono neanche l’aiuto per l’acquisto di farmaci, poiché lo hanno a priori escluso dalle necessità personali”.

Torniamo a Rondello. Perché in questa iniziativa avete coinvolto anche l’Istituto Francesco Ferrara di Palermo?

“Perché dopo tanti anni di attività del Banco Farmaceutico abbiamo capito quanto sia necessario e strategico l’aspetto educativo. Occorre educare la gente innanzitutto a non sprecare, neppure le medicine, e poi ad essere generosa verso chi più ha bisogno, anche di medicinali. Gli studenti del Ferrara si sono mostrati dei partner eccellenti in tal senso. Infatti, il primo fattore alla base di quest’iniziativa, non nasce dalla volontà di risolvere un problema sociale, per una sorta d’attivismo. Bisogna partire da una passione per l’uomo, da uno sguardo sulla vita che noi abbiamo scoperto sperimentando la Carità cristiana, per cui si riesce ad andare incontro ai bisogni del più fragile, dell’uomo più emarginato. Per questo abbiamo accolto con grande soddisfazione la disponibilità degli insegnanti, del Ferrara, che hanno coinvolto gli studenti della loro scuola, nel sostenere la Raccolta dei Farmaci ancora validi, vedendo in essa una possibilità per i ragazzi di crescita umana, nella solidarietà, di una prospettiva positiva con cui guardare la realtà, gli altri ed il proprio impegno nella società. 

 

Quindi vi è anche un aspetto educativo in questa iniziativa?

Quest’opera è educativa perché a noi, serve fare esperienza di una bellezza, la Carità, che è la risposta alle esigenze umane più profonde. Proprio per questa bellezza si può entrare nella realtà e affrontare le sfide che la vita pone, senza essere frantumati da esse. Questa posizione umana, è l’unica in grado di affrontare dal basso, anche le situazioni sociali più drammatiche, insieme ad altri uomini creativamente, realizzando circuiti di solidarietà, come quello che è sorto in questi anni intorno al Banco Farmaceutico a Palermo. Crediamo che in un mondo in cui vige l’individualismo e la solitudine, in cui le soluzioni scendano dall’alto, come se tutto fosse dipendente da un’organizzazione neutrale, la possibilità di ripresa a tutti i livelli, nasce dall’educazione dell’uomo, da una posizione antropologica, perché le forze che muovono la storia, sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo.

 

Cosa ci si può aspettare da questa sinergia tra Banca Intesa San Paolo e Banco Farmaceutico?

“Partiamo da alcuni dati. Il Rapporto sulla povertà sanitaria che abbiamo presentato di recente fotografa una situazione preoccupante: le famiglie povere spendono in farmaci il 54% del proprio budget sanitario, contro il 40% delle altre, perché investono meno in prevenzione. Complessivamente, nel 2018, 539.000 persone in stato di indigenza non hanno avuto un reddito sufficiente per curarsi. Di loro, si sono presi cura circa 1.800 enti assistenziali supportati da Banco Farmaceutico. Grazie al Recupero Farmaci Validi, e grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, chiunque può aiutare una persona a curarsi. Si tratta di un gesto semplice, che non costa nulla, ma che impone solamente un piccolo sforzo di memoria a fronte di un grande risultato: ricordarsi dei farmaci che non si utilizzano più”. 

 

Per ultimo, ci dica: “Quali sono gli Enti che beneficeranno di questa opportunità”?

Le medicine saranno consegnate alla Missione di Speranza e Carità, al Centro Astalli Palermo, alla Provincia Italiana Immacolata Concezione delle Suore Teatine, alla Pia Opera Infermi a Domicilio, alla Parrocchia Sant'Ernesto, alla Caritas Diocesana di Palermo, all’Associazione Agiscipalermo, all’Associazione La Danza delle Ombre.

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