A Mezzojuso il Mastro di Campo vince ancora

 

(3 marzo 2014) – Un tripudio di colori, simboli e maschere: questo è quanto mette in mostra la bellissima pantomima del Mastro di Campo a Mezzojuso, paese di fondazione albanese con l’orgoglio di un’identità che viene da lontano e distante quasi 50 chilometri da Palermo. Il carnevale vive da almeno due secoli in questo paese una tradizione più volte rigenerata e rimescolata con l’abbondante materiale della storia siciliana. Nelle fonti storiche si rinvengono notizie riguardanti l’origine e le stratificazioni intercorse nel tempo nella zona di Palermo, dove era rappresentata nel Settecento. Il risultato conseguito a Mezzojuso è, appunto, quello di una pantomima che presenta tratti di particolare interesse. L’evento merita attenzioni e cura da parte di tutti, istituzioni comprese, anche perché porta diritto nel nostro presente figure e fatti che costituiscono la storia della Sicilia.

«Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto»: Ludovico Ariosto con queste parole dà il verso d’avvio alle narrazioni dell’Orlando furioso, poema di avventure epiche consegnato in veste definitiva all’immortalità dei capolavori letterari nel 1532. E un sottofondo cavalleresco si ritrova con uno specifico timbro siciliano a Mezzojuso. Le storie messe insieme nella trama colorita del Mastro di Campo hanno inizio nella Sicilia spagnola in cui vivono Bernardo Cabrera (1350-1423) e Bianca di Navarra (1387-1441) e ne offrono una trasposizione dinamica e fantasiosa, passando in forma di pantomima attraverso le gesta di Giuseppe Garibaldi e dei Mille.

Il guazzabuglio di personaggi e date è, però, soltanto apparente. Dietro la brillante pantomima mascherata guidata dal Mastro di Campo ci sono fatti che raccontano il cuore e l’orgoglio di un popolo che lotta per sopravanzare oltre le molte dominazioni e vessazioni con cui ha dovuto fare i conti lungo la linea del tempo.

Ma, prima di dire altro, è bene mettere in ordine la storia e i personaggi proposti a Mezzojuso l’ultima domenica di carnevale. Il Mastro di Campo è la maschera principale che trae ispirazione dal conte di Modica Bernardo Cabrera e, vestito di rosso con una camicia bianca in cui risaltano nastrini giallorossi e tricolore italiano, guida le danze e i passaggi che compongono i due atti della rappresentazione. Intorno a lui si muovono diverse maschere dotate di una propria forza scenica, generando una traccia di evocazioni che si lega al discorso portato avanti.

Nel racconto molte maschere fanno fronte comune per liberare la regina rinchiusa nel castello riprodotto come un palco di legno a cui il Mastro di Campo deve accedere tramite una scala, impresa che in modo eclatante riesce dopo due tentativi. Accanto a Garibaldi e alle camicie rosse ci sono un centinaio di personaggi raffigurati in costumi d’epoca, tra i quali compaiono strateghi e “maghi” autori di prodigi e che nella scena della “truvatura” scoprono un tesoro che non è altro che una “cantara” stracolma di maccheroni al ragù condivisi con la gente, il tamburinaio e il pecoraio, i saraceni e la corte del re arroccata nel castello da espugnare.

Anche quest’anno, naturalmente, l’obiettivo della liberazione è stato raggiunto e celebrato a Mezzojuso nel pomeriggio di una domenica 2 marzo piovosa; ma il clima sfavorevole non ha ostacolato la festa e le operazioni della pantomima si sono svolte nel contesto aperto e pubblico di una piazza Umberto I piena di gente. Nell’ampia rassegna di immagini sono documentate e illustrate passo per passo figure e fasi di questa storia.

Momenti e personaggi vanno in scena per il tramite di una mascherata in cui si intravedono in filigrana alleanze e bandiere di regni, passaggi di guerre combattute in Sicilia da famiglie e dinastie in lotta per il potere. In effetti, la pantomima del Mastro di Campo ne è la rielaborazione meditata in forma collettiva. Gli artifici e l’immaginazione della pantomima estraggono parti significative della storia siciliana e le situano nello scorrere dei secoli, collegandovi nel controluce le dominazioni e liberazioni che si sono alternate senza sosta su quest’isola. Insieme allo spirito patriottico, questa pantomima rappresentata in un paese dell’entroterra siciliano non lontano dal Mar Tirreno mostra al mondo il bel cuore di un popolo generoso che per accogliere i visitatori fa festa. Ebbene, pure nella conclusione di questa pantomima affiorano alcuni elementi non banali di giudizio e diventano vertici per soffermarsi sul senso che la storia possiede ovunque e sempre.

Il Mastro di Campo con uno sberleffo condiviso tra le maschere e il pubblico si rivolge a piccoli e grandi baroni e ne mette alla berlina il potere a vario titolo da essi esercitato, ricordando a tutti la misura effimera e misera di un successo conquistato senza il rispetto della libertà e del prossimo. In questo spettacolo si coglie la riscrittura di una voglia di riscatto che viene da lontano, l’anelito di giorni migliori elaborato e comunicato con una voce sola. Ed è in vista di questo fine, allora, che alleanze e mescolanze sono beneaccette. Come sarebbe possibile, altrimenti, tenere contemporaneamente in scena e nella stessa trama narrativa lo spagnolo Bernardo Cabrera e l’eroe nazionale Giuseppe Garibaldi, maghi e briganti che danzano insieme a una carrellata di guerriglieri di diverso tipo?

Ma c’è ancora un aspetto non marginale da tenere a mente, che si palesa in modo solenne quando l’assalto al castello è terminato e la regina è stata liberata. A questo punto al Mastro di Campo non resta altro da fare che riporre la spada e le armi, togliere la maschera e vivere la sua storia d’amore andando incontro al popolo. A Mezzojuso, anno dopo anno, va in scena un’avventura che racconta il bene vero della vita per cui vale la pena lottare, sfidando a viso aperto avversità e nemici. Ecco perché, senza retorica e con parole semplici, quella del Mastro di Campo è stata correttamente definita come «la più bella storia d’amore del carnevale siciliano».


 

Reportage - «L'arme, gli amori». A Mezzojuso il Mastro di Campo vince ancora

(ph. mb)

– SicilyPresent.it


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