Il patriarca dei Nebrodi

 

(30 aprile 2013) – Della foresta che un tempo ricopriva i monti Nebrodi oggi ne rimane solo una parte che costituisce un paesaggio vegetale rigoglioso. Una così vasta concentrazione di boschi rappresenta una visione inconsueta per la nostra isola considerata spesso arida nella sua totalità. Questa caratteristica vale ai Nebrodi l’appellativo di polmone verde della Sicilia.

Il paesaggio forestale per buona parte è caratterizzato dalla faggeta sovente arricchita nella composizione dal Tasso, dall’Agrifoglio, dal Sorbo e dall’Acero montano. La presenza tra queste specie di alberi secolari valorizza ancora di più questo importante patrimonio floristico. Gli esemplari più interessanti rinvenuti sono quelli di Acero montano (Acer pseudoplatanus). Il genere Acer appartiene alla famiglia delle Aceracee ed è rappresentato da oltre un centinaio di specie; il loro legno, molto duro, viene utilizzato nella produzione di strumenti musicali, mobili oltre che per usi di ebanisteria.

L’Acero di monte è una delle latifoglie nobile dei nostri boschi. È una pianta imponente e longeva con la chioma piramidale nei giovani e a ventaglio negli esemplari più datati. La corteccia, inizialmente liscia e grigiastra, si desquama in placche confondibile e somigliante a quella del Platano, da qui il nome scientifico. Le foglie caduche sono palmate con lobi poco acuti. Le gemme sono opposte come in tutti gli Aceri. I fiori compaiono dopo l’inizio della fogliazione in maggio. Il frutto è una doppia samara, cioè a forma di un’elica a due ali capace di sfruttare il vento per il trasporto dei semi ivi contenuti. Questi ultimi hanno la capacità di germinare anche a basse temperature.

Sui Nebrodi sono stati individuati e censiti diversi esemplari di Acero montano imponenti e longevi. Il più noto è sicuramente l’Acerone di Monte Soro con i suoi 22 m di altezza e 6 m di circonferenza. Ma l’esemplare più interessante per dimensione e longevità è sicuramente quello situato sulle pendici del Pizzo della Ruvola in contrada Forgi nel territorio di Caronia, ribattezzato “Acerone dei Nebrodi”. Una pianta grandiosa, con una circonferenza di 8,84 m, misurata a 1,30 m dal suolo, ma soprattutto vecchia con un’età stimata intorno ai 900 anni. Dalla misurazione è stata esclusa un branca laterale che però fa parte della stessa ceppaia il che incrementerebbe ancor di più le dimensioni di questo patriarca verde e monumento naturale. Gli alberi “monumentali”, in genere, si definiscono tali per dimostrare la loro appartenenza anche al mondo della cultura e non solo a quello della botanica, della silvicoltura o dell’agricoltura. Appartengono a questa categoria alberi vetusti, alberi che presentano dimensioni straordinarie, alberi di forma e portamento particolari. Altri fattori che concorrono alla monumentalità sono eventi della storia, leggende e tradizioni locali, miti a cui gli alberi stessi possono essere collegati.

Meraviglia e stupore invadono il visitatore di fronte ad una pianta colossale qual è l’Acerone dei Nebrodi, ben mimetizzato all’interno del bosco. Un gigante buono contornato da una schiera di Tassi (Taxus baccata), gli unici riscontrati nell’area. Curiosamente alcuni dei loro semi, trasportati dagli animali o dal vento sul tronco dell’Acerone, germinando hanno generato delle piantine che oggi conducono una vita in comune col patriarca stesso.

Una pianta così longeva ha superato nel corso della sua esistenza avversità climatiche, ha assistito al susseguirsi delle tante dominazioni che hanno retto le sorti della nostra isola, e ai tanti eventi storici e sociali. Dalla sua posizione strategica domina buona parte dei Nebrodi, la costa tirrenica e l’arcipelago eoliano. Nonostante la veneranda età continua a fruttificare. I semi alla sua base, con i primi tepori primaverili, germogliano anche sulla coltre nevosa ancora presente per l’elevata quota, sebbene la percentuale di piantine che si sviluppano è bassa, tanto che avere in futuro un erede della stessa mole rimane solo una speranza.

Gli alberi vetusti, ivi compreso il nostro patriarca, danno l’impressione di essere eterni e inattaccabili in realtà sono molto vulnerabili; qualsiasi modificazione che vada ad interessare la loro sfera vitale interferisce in maniera massiccia con la possibilità di sopravvivenza degli stessi. Trattandosi di esseri viventi, sono indeboliti dall’età avanzata, dagli attacchi funginei, dai parassiti animali, dall’azione umana (modifica degli habitat, potature sconsiderate, inquinamento), dai cambiamenti climatici. Tale situazione è ben rappresentata daitanti Aceri e Roverelle secolari presenti nei dintorni del nostro Acerone, molti dei quali versano in condizioni critiche.

La difesa e la valorizzazione dei patriarchi verdi sui Nebrodi riveste notevole interesse non solo ai fini scientifici, culturali e ambientali ma assume rilevanza anche sotto l’aspetto dell’eco-turismo, potendo rappresentare una delle maggiori attrattive degli itinerari all’interno dell’area protetta. Non da ultimo, costituisce un elemento importante nelle campagne di sensibilizzazione sulle tematiche ambientali.

Il patriarca dei Nebrodi e tutti i grandi alberi considerati monumentali vanno rispettati alla pari dei monumenti facenti parte del nostro patrimonio artistico e culturale, anzi nei loro riguardi le cure devono essere ancora più assidue e attente in modo da prolungare per quanto possibile la loro esistenza.

 

 


 

 

REPORTAGE - Il patriarca dei Nebrodi. Le immagini illustrano alcuni scorci naturalistici dei monti Nebrodi e, in particolare, i fiori, le foglie e i frutti dell'Acerone.

Copyright © Photo - BASILIO ARTINO MARTINELLO


 

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