“Pino Puglisi per il Vangelo”, riflessione sul martirio del parroco di Brancaccio


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Pino Puglisi per il Vangelo. La testimonianza cristiana di un martire siciliano, a cura di Massimo Naro, Salvatore Sciascia Editore, 2014


 

 

“La vicenda di uno spirituale, anche quella di un martire, vive in questa prospettiva, appare come una sorta di matassa, arrotolata di fili diversi ma legati assieme: per dipanarla occorre discernere tra i vari fili senza compromettere i nodi che li stringono insieme. Si tratta di distinguere senza distanziare ciò che - di epocale, di sociale, di culturale, di ecclesiale persino - accomuna quello spirituale, nel nostro caso il martire don Puglisi, agli altri suoi contemporanei e ciò che – di grazioso, di carismatico, di pneumatico – costituisce la radicale novità del suo modo di lasciarsi incontrare da Dio”.

Queste parole sono tratte dall’introduzione di Massimo Naro del libro “Per il vangelo: il martirio di don Puglisi” e ben sintetizzano il senso di questo volume. Si tratta della pubblicazione, per i tipi della Salvatore Sciascia Editore, degli atti di un incontro di studi tenutosi lo scorso anno a Palermo e don Naro, con la sua abituale perizia e chiarezza, traccia il senso di quell’incontro.

Il primo contributo del volume è quello di Giuseppe Bellia, docente di Teologia biblica e archeologia cristiana presso la Facoltà Teologica di Palermo, che prendendo spunto dal libro di Isaia, in particolare dai “Canti del servo sofferente”, mira a chiarire i termini per i quali si definisce “martire” un testimone della fede cristiana. E allo stesso tempo arriva ad affermare che “tutte le scelte sociali e politiche compiute per la riedificazione del tessuto sociale disgregato partecipano in definitiva della stessa obbedienza messianica del Signore Gesù”.

Giuseppe Anzalone, prefetto degli studi dell’istituto teologico Guttadauro di Caltanissetta, rilegge invece la vicenda del parroco di Brancaccio alla luce della grammatica della tenerezza, secondo cui “la vita cristiana comporta uno specifico stile di resistenza alla mafia”. La “tenerezza” è definita come “attenzione: un tendere la mano all’uomo-lupo per cambiarlo dal di dentro”.

L’intervento di Angelo Romano, docente di Filosofia alla Pontificia Università Urbiniana, espone bene (con tanto di documentazioni iconografiche) il progetto del complesso parrocchiale ideato da don Pino Puglisi per Brancaccio. Seguire i piani di don Pino permette di considerare il suo modo di agire. Impressionante il dettaglio che emerge in questa disàmina: a poco meno di due settimane dalla sua uccisione lui aveva ampliato il progetto della parrocchia, con “numerosi locali per la pastorale, campi sportivi, una zona attrezzata di giochi per i bambini più piccoli ed anche un gazebo e una serra”. Nel bel mezzo della tempesta di minacce che gli piombava addosso, lui “non aveva affatto allentato il suo desiderio di riscatto cristiano del quartiere”.

Infine Cosimo Scordato, docente di Teologia sacramentaria presso la Facoltà teologica di Sicilia, offre lo sguardo di un prete che vive quotidianamente la frontiera mafiosa e attraverso la propria sensibilità, che si nutre anche della cultura della non-violenza, ripercorre le tappe dello scontro tra la mentalità mafiosa e di don Pino, martire in odio evangelii.

Il volume è un’ottima testimonianza di come ancora oggi serva acuire lo sguardo sull’operato di quell’umile prete che fece paura alla mafia, per interrogare le nostre coscienze su quanto di omesso c’è nella nostra testimonianza e quanto abbiamo ancora da abbandonare delle nostre vite.

 

 

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