“Gente di mare - 1. Dal Mediterraneo all’Oceano” di Mario Genco: storie della marineria siciliana

 

gente di mare relatori

 

Presentato a Terrasini in un sito di eccezione, il patio del museo Palazzo d’Aumale, Gente di mare -1. Dal Mediterraneo all’Oceano (Torri del Vento Edizioni) l’ultimo libro di Mario Genco, noto giornalista, scrittore e appassionato studioso di storia siciliana.

Il soggetto prende forma quando l’autore, consultando per caso gli archivi della Capitaneria del Porto di Palermo scopre che nella immensa mole di documenti catalogati come “Matricola della Gente di Mare di I categoria” vi sono tracce e annotazioni per risalire alle storie di migliaia di uomini (capitani di lungo corso, armatori, macchinisti, cambusieri, nostromi, marittimi divenuti schiavi) che al mare hanno dedicate lo loro vite e di tutte quelle imbarcazioni, velieri, martingane e paranzelli, motonavi, piroscafi e transatlantici, navi da guerra che, a metterli virtualmente insieme, potrebbero essere, da soli, splendidi protagonisti di una esposizione museale.

Preziose informazioni – a volte anche fotografiche quelle contenute nei volumi, dal numero imprecisato e sparsi in tutti i porti, di quello che Mario Genco chiama il “Gran libro del Mare”, reperti fondamentali di una storia della marineria siciliana ancora non scritta, un’enciclopedia storico-economica che ha come punto di partenza il Mar Mediterraneo. Annotazioni a volte asettiche e poco comprensibili perché scritte con abbreviazioni tecniche e di altre epoche, che l’autore ha decodificato e tradotto in lingua contemporanea esaltando, delle micro-biografie, anche gli aspetti a volte amaramente ironici. Come quando, dopo un assalto dei frequenti ladroni di mare siciliani (infestanti la costa da Termini Imerese a Trapani), i rapporti annotavano l’elenco completo del bottino, compresi i vestiti addosso ai marinai e “calzette e fazzoletti usati”.

Tra le fonti di questa eventuale storia della Sicilia marinara anche una quantità di altri archivi, primi fra tutti i quotidiani dell’epoca.

Nel suo interessante intervento il Direttore del Museo, il professore Ferdinando Maurici, ha ricordato che l’isola Sicilia ha perso il suo rapporto con il mare a partire dalla guerra del Vespro, cui seguì una guerra civile durata novant’anni, e da lì l’impossibilità di dotarsi di una importante flotta. Solo una parentesi l’epopea dei Florio armatori.

Ma chi era la “gente di mare di seconda categoria” di cui non si hanno tracce scritte in nessuna Capitaneria? Naturalmente – spiega l’autore – tutta quella miriade di pescatori e povera gente che in mare ci moriva anche ma la cui attività non aveva importanza annotare. E le donne? Non sempre stavano ad aspettare con ansia il ritorno dei loro uomini; quando necessario per la sopravvivenza, le abitanti delle piccole isole al largo della Sicilia trovavano le forze per trascinare, a remi, altre barche piene di pesce da vendere sulla terraferma.

E poiché da sempre il lavoro nero era in agguato anche per i marittimi, ci si imbarcava come mozzo anche ad otto anni, si celavano malattie o si navigava fino allo sfinimento della settantina per racimolare contribuzione per la Cassa della Marina Mercantile.

Bellissimo il capitolo sulla Marina Nazionale della Rivoluzione, e sui suoi capitani e prestigiosi ufficiali, che, con tanto di bandiera siciliana, diede un generoso contributo durante i Moti del ’48-‘49 e del 1860, pur essendo la sua flotta sparuta e costantemente insidiata dal governo borbonico.

Lo studio di Mario Genco sulle storie di mare siciliane non è affatto concluso, altri due testi sono in preparazione per accendere l’attenzione e far sì che i dati del grande Archivio del Mare non vadano dispersi, ma restaurati e trattati con tecnologie informatiche per studiarli più compiutamente.

 

Nell’immagine, sullo sfondo dei carretti artistici da sinistra a destra: il Sovrintendente del Mare Sebastiano Tusa, l’autore, la Direttrice del Polo museale Riso-D’Aumale Valeria Li Vigni e il Direttore del Museo di Palazzo d’Aumale Ferdinando Maurici (foto di Eugenia Parodi Giusino)

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